LA VERGINE MARIA NEL MISTERO DEL NATALE. Una maternità ineffabile, donata e contemplata
Nel breve periodo del tempo natalizio la Chiesa celebra i misteri della nascita, dell’infanzia, e delle prime manifestazioni del Battesimo al Giordano: ecco perché è compresa anche quella di Cana. Sono i misteri che segnano l’inizio di quei tempi nuovi che raggiungeranno la loro «prima pienezza» con la Pasqua e la Pentecoste, in attesa del loro pieno compimento nei singoli, nella Pasqua eterna del regno del Padre.
Davvero singolare è il coinvolgimento di Maria in un periodo come questo in cui «dopo l’annuale rievocazione del mistero pasquale, la Chiesa non ha nulla di più sacro». L’accostamento dei sei formulari della Raccolta offre la possibilità di ripercorrere con la Vergine il tempo trascorso a Nazaret, che ha preceduto la missione pubblica del Cristo.
Maria «Madre di Dio»
Al centro dell’attenzione contemplativa della Chiesa sta anzitutto il mistero del Padre che ha «mandato dal cielo il… Figlio nel grembo della santa Vergine». L’espressione è la traduzione orante della liturgia della Parola, dove Paolo parla della «pienezza del tempo», quando «Dio mandò il suo Figlio, nato da donna» (Gal 4,4-7, seguito dal Salmo 21), e dove Luca parla dei pastori che andarono a trovare «il bambino che giaceva nella mangiatoia» (Lc 2,15b-19). Celebrare pertanto «la nascita del… Figlio disceso dal cielo» è rivolgere immediatamente lo sguardo alla «maternità di Maria» indicata nel prefazio come «mirabile mistero» e «sacramento ineffabile».
L’espressione «mirabile mistero» racchiude in sé da una parte l’imperscrutabile agire di Dio nella storia e nella vita, dall’altra l’atteggiamento di Maria che «accolse prima nell’anima, poi nel grembo verginale» il Verbo. Il secondo concetto è la traduzione orante della beatitudine evangelica di Lc 11,27-28 e che S. Agostino scolpirà nella felice espressione: «Prius mente quam ventre suscepit».
Definire la maternità di Maria come «sacramento ineffabile» è collocare tale maternità all’origine di tutta l’economia sacramentale perché da Maria nasce il Cristo sacramento del Padre, da cui scaturisce la Chiesa sacramento universale di salvezza attuata attraverso i sacramenti; ma definire Maria «Madre di Dio» implica anche ricordare la sua presenza operosa all’interno del dinamismo della salvezza, in quanto cooperatrice – nell’ordine della grazia – dell’azione salvifica di Dio.
È in questa prospettiva allora che il prefazio – riecheggiando il «beata sei tu… e degna di ogni lode» del versetto alleluiatico -, evidenzia «la letizia della maternità verginale di Maria»: se da una parte notiamo la sintesi dell’evento in Maria che concepisce il Figlio, lo porta nel grembo intatto e dopo il parto rimane vergine; dall’altra emerge l’atteggiamento della Vergine che esulta per il «duplice dono della grazia»: il «concepimento verginale» apre allo stupore, mentre la maternità divina invita alla letizia.
Dalla contemplazione orante del mistero scaturisce la forza della sua esemplarità. Accanto a Maria che accoglie il Figlio come «parola e pane di vita», si colloca l’atteggiamento della Chiesa che domanda anch’essa di accogliere il Figlio di Dio attraverso l’«interiore ascolto delle Scritture» e la «partecipazione sempre più viva ai misteri della salvezza».
Parola e sacramento riemergono ancora come condizione essenziale non solo per ricevere, nella fede, il Figlio, ma anche come condizione per testimoniare «nella vita di ogni giorno la sua presenza operante», e «per manifestarlo al mondo con opere di giustizia e di pace».
Maria «Madre del Salvatore»
Un’accentuazione diversa dalla precedente è quella che scaturisce dall’insieme di questo formulario già presente nel Messale Romano e qui completato con altri elementi.
L’annuncio evangelico di Lc 2,1-14, già profetizzato da Is 9,1-3.5-6, costituisce anche l’oggetto del canto dell’assemblea con il Salmo 95. In questa linea si pongono ovviamente i testi delle orazioni che richiamano l’attenzione sul Cristo contemplato, invocato e accolto come «Salvatore». Varie sottolineature accentuano questa realtà quando la colletta e soprattutto il prefazio invitano a contemplare il Figlio della Vergine:
· come «l’autore della vita», perché da lui scaturiscono «i beni della salvezza eterna»;
· come «la luce delle genti» destinata a «rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte» (Lc 1,79);
· come «sacramento della nostra salvezza»: l’espressione si può considerare come la sintesi teologica più felice in ordine al perché del mistero dell’incarnazione;
· come «sposo che esce dal talamo nuziale»: l’immagine sponsale – ripresa dal Salmo 19,6 – richiama il mistero dell’alleanza con cui Dio si è legato definitivamente con il suo popolo attraverso il Figlio nel «grembo verginale di Maria»;
· come «Salvatore e Signore»: egli, infatti, manifesta la sua potenza salvifica quando libera l’uomo «dalle tenebre e dall’ombra di morte»; si rivela come Signore quando trasforma i suoi figli in un regno di «inestinguibile luce» portando a compimento la loro originaria regalità;
· come «Verbo fatto uomo»: può essere anche questa un’espressione che riassume tutto il mistero dell’economia divina nella storia.
L’insieme di queste realtà, vissute nel contesto specifico del tempo di Natale, mettono in luce la figura e l’opera della Vergine, sottolineata attraverso il riconoscimento da parte del fedele della sua «verginità feconda». Ma è proprio questa verginità feconda che diventa esemplarità in atto per la Chiesa e quindi per il fedele; una esemplarità che spinge la Chiesa a due richieste: «meditare e custodire sempre le… parole» del Padre; partecipare «sempre alla vita divina del Salvatore» quale scaturisce dalla celebrazione gioiosa dei «santi misteri».
Maria «nell’Epifania del Signore»
Il mistero della manifestazione del Cristo a tutti i popoli è ricordato nell’Epifania dove la presenza della Vergine svolge un ruolo non secondario. La ricca tematica, già propria del Messale Romano, del suo Lezionario e della Liturgia delle Ore, trova in questo formulario una conferma e un ampliamento.
Al centro di tutto domina ovviamente il tema della luce, richiamato dalle parole del profeta Isaia: «Rivestiti di luce, perché viene la tua luce… Cammineranno i popoli alla tua luce» (Is 60,1-6, seguito dal Salmo 71). L’espressione da una parte indica la gloria di Dio, dall’altra Cristo stesso inviato per essere «luce delle genti». È in questo contesto che i pastori sono «avvolti» dallo «splendore» del Padre e i «magi» sono «sospinti… alla luce della stella». La frase evangelica di Mt 2,2 fa come da cerniera all’insieme: la troviamo infatti nel canto al Vangelo e nell’antifona alla comunione.
L’immagine della luce si personifica nella realtà del Cristo la cui natura divina e la cui missione sono individuate e manifestate nel formulario attraverso numerosi accenni. Egli è anzitutto il «Figlio» di Dio che «volle nascere umile»; è riconosciuto come «gloria di Israele», come il «Cristo… l’unico mediatore e il salvatore di tutti gli uomini», come colui che «nascendo dalla Vergine… si donò per la salvezza del mondo», come «il Salvatore… Dio… Re… Redentore», come «il Signore». Le varie accentuazioni offrono un panorama cristologico in chiave soteriologica oltremodo ricco.
Dal mistero del Cristo scaturisce il mistero della Chiesa già adombrata nell’immagine della santa Gerusalemme (cf Is 60,1-6), chiamata ad essere costituita da «tutte le famiglie dei
popoli», a cominciare dai «pastori di Betlem, primizia della Chiesa da Israele», e dai «magi d’Oriente, primi virgulti della Chiesa dalle genti».
Ma la manifestazione del Cristo alle genti passa attraverso il ministero della Vergine: è questo infatti il momento in cui, contemplando «il Bambino con la Madre», la Chiesa riconosce la potenza con cui Dio «si manifesta nella Vergine» perché è «fra le [sue] braccia» che il Padre ha «manifestato al mondo» il proprio Figlio; è «per il ministero della Vergine» che il Padre ha attirato e continua ad «attirare alla fede del Vangelo» ogni popolo e cultura.
Nell’insieme del tempo natalizio il mistero dell’Epifania costituisce pertanto un’occasione per approfondire l’esemplarità della Vergine. Balza evidente, specialmente attraverso il prefazio, la ministerialità della Vergine nell’opera di manifestazione del Cristo. L’esempio della Vergine appare pertanto emblematico per ogni fedele attraverso le cui braccia, mani, voce e tutta la persona Dio continua a manifestarsi lungo il tempo, nella storia.
La condizione per svolgere questa particolare ministerialità è quella di collocarsi alla scuola di Maria: la Chiesa ne è consapevole, per questo domanda di rafforzare la propria «fede in Cristo», e di celebrare «in spirito di fede» i santi misteri.
Maria «nella Presentazione del Signore»
La festa della Presentazione del Signore, anche se fuori del tempo natalizio, in realtà costituisce un aspetto di esso, anzi un suo prolungamento e coronamento; appartiene comunque alla linea delle manifestazioni del Signore. Il Messale Romano celebra questo mistero a «quaranta giorni dalla solennità del Natale» ricordando che «con quel rito [il Signore] si assoggettava alle prescrizioni della legge, ma in realtà veniva incontro al suo popolo, che l’attendeva nella fede».
Con questo formulario la Raccolta pone l’accento principalmente sul ruolo svolto dalla Vergine in quell’avvenimento. Il fatto evangelico – narrato da Lc 2,27-35 – è un preannuncio del sacrificio del Figlio, del «Dio della pace [che] ha riconciliato in sé la terra e il cielo»; preannuncio anticipato, a sua volta, dalla profezia di Ml 3,1-4, seguito dal Salmo 23.
È nella prospettiva della missione sacrificale del Figlio che va letto il titolo del prefazio in cui la Chiesa riconosce Maria come «ministra del nuovo patto di salvezza». L’accento posto sulla ministerialità della Vergine è ampiamente esemplificato e approfondito nel prefazio che risulta così notevolmente sviluppato. La successione dei concetti – ben evidenziati anche dalla forma letteraria che per tre volte con accento lirico canta: «È lei la Vergine…» – esplicita il ruolo della Madre di Dio:
· Maria è anzitutto riconosciuta come «Figlia di Sion»: sebbene «Vergine purissima, sempre intatta nella [sua] integrità», avesse «generato il Figlio dell’eterno Padre», Maria – quale «umile… serva» – si sottopone alla purificazione prescritta da Mosè alle puerpere (cf Lv 12,1-8); «per adempiere la legge» dei primogeniti (cf Es 13,1-2) «presenta nel tempio il Figlio», «l’Autore della nuova legge»; e con atteggiamento di povertà «per il riscatto del Figlio, redentore del mondo, portò al tempio l’umile offerta dei poveri».
· È all’interno di questo mistero che la Vergine, inoltre, appare come «cooperatrice e ministra del nuovo patto di salvezza» mediante l’offerta a Dio dell’«Agnello senza macchia destinato alla croce per la… redenzione»; una cooperazione così stretta da unire il Figlio alla Madre con «un solo amore… un solo dolore… una sola volontà».
· Si stabiliscono pertanto nella Vergine Madre tre atteggiamenti: essa è «gioiosa per la benedizione della prole, addolorata per la profezia del vecchio Simeone, esultante per l’incontro del… popolo con il Salvatore».
La presenza e soprattutto la missione di Maria nel mistero della presentazione del Figlio appare in modo immediato come un modello per la Chiesa. Sono gli stessi testi a porre in debito risalto questo esemplare rapporto che intercorre tra la Vergine Maria e la vergine
Chiesa. E l’assemblea orante che professa la propria fede in questa realtà invoca: «Risplenda sempre la vergine Chiesa, sposa del Cristo».
Il rapporto Maria-Chiesa illumina il particolare ministero affidato alla Chiesa stessa. Per portare avanti la propria missione sull’esempio di Maria, la comunità dei fedeli
· anzitutto, domanda di custodire «la purezza della fede… l’ardore della carità… la speranza nei beni futuri», e di mantenere «la fiaccola sempre ardente della fede», in modo da «piacere» al Padre «unico e sommo bene»;
· inoltre, quale «cooperatrice e ministra del nuovo patto di alleanza», come Maria anch’essa «sta davanti» al Padre «per offrire il Figlio»; per questo chiede di portare a termine la propria missione, in modo da poter esultare, come Maria, «per l’incontro del… popolo con il Salvatore»;
· infine, domanda di servire il Padre «con cuore generoso e puro», correndo «incontro allo Sposo che viene» per le vie del mondo, in modo da incontrarvi il cuore di ogni uomo.
Santa Maria «di Nazareth»
Tra i vari misteri contemplati e celebrati nel tempo di Natale c’è anche quello adombrato nella festa della santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Il Messale Romano, il suo Lezionario e la Liturgia delle Ore nell’arco dei tre cicli lasciano intravedere qualcosa della realtà racchiusa nell’intimità familiare a Nazareth. Accanto al prezioso materiale si colloca ora anche questo formulario della Raccolta. Esso tende a sottolineare principalmente il mistero della Vergine – contemplata come «santa Maria di Nazareth» – ricordando la funzione svolta nei confronti del Figlio e della sua missione salvifica.
Il Lectionarium presenta, a scelta, due cicli di letture. Nel primo sono proposte le pericopi evangeliche (Lc 2,22.39-40; oppure Lc 2,41-52) che accennano a Nazareth dove «il bambino cresceva pieno di sapienza» e «stava loro sottomesso». I testi evangelici sono introdotti da Gal 4,4-7, seguito dal Salmo 130.
Nel secondo ciclo l’attenzione dei fedeli è attratta dalla situazione della santa Famiglia che, morto Erode, può terminare il proprio esodo andando «ad abitare in una città chiamata Nazareth» (Mt 2,13-15.19-23). Il rapporto con la prima lettura – Col 3,12-17, seguito dal Salmo 83 – lascia intravedere il mistero dell’intima familiarità e consuetudine di Maria e Giuseppe con «la parola di Cristo» incarnata. Ne scaturisce una seconda invocazione che la Chiesa trasforma in ulteriore auspicio nel canto al Vangelo.
Accostare ora il testo del prefazio è come immergerci, con altro linguaggio, nei diversi aspetti del mistero:
· «l’annunzio dell’angelo Gabriele» segna «nel tempo» l’inizio della missione della Vergine e del «Verbo … nostro fratello e Salvatore»;
· il clima di «quotidiana familiarità con il Figlio» durante il lungo periodo della «vita nascosta» a Nazaret costituisce «un prezioso insegnamento di vita» su cui le letture del Lezionario sollevano appena il velo del silenzio;
· l’atteggiamento di Maria «Madre e discepola del Cristo» che «custodisce e medita nel cuore le primizie del Vangelo» richiama l’ideale di vita del discepolo che in ogni tempo invoca il dono di «una conoscenza viva e penetrante del mistero dell’incarnazione del Verbo»;
· l’unione «sponsale e verginale» di Maria con Giuseppe evidenzia la condivisione di una vita di preghiera, di silenzio e di lavoro, sia nella gioia che nel dolore, mentre attendono all’educazione del Figlio che il Padre ha voluto «fosse [loro] sottomesso».
Considerando l’esemplarità della Vergine, l’insieme delle sottolineature offre «un prezioso insegnamento di vita». La familiarità, anzitutto, della Madre con il Figlio evidenzia l’atteggiamento del discepolo chiamato a custodire e a meditare nel cuore l’esperienza del Dio vivente nelle più diverse realtà della vita; solo così è possibile attuare una «conoscenza viva e penetrante» dell’opera della salvezza, destinata poi a trasformarsi in scelte di vita.
Di conseguenza, si comprende che la costruzione del regno di Dio attraversa la volontà e la vita del discepolo nelle più diverse situazioni. L’atteggiamento di Maria a Nazareth pone in evidenza l’impegno portato avanti «con il silenzio operoso». L’adorazione «nel silenzio» unita al «lavoro delle mani» costituisce per il fedele la premessa e insieme il prolungamento per poter offrire «con tutta la vita» «in offerta pura… gradita» al Padre le realtà quotidiane; in una parola, per imitare il Verbo «nella sua vita nascosta».
Collocato nel contesto del tempo di Natale, il formulario permette di allargare lo sguardo di fede per includere, tra le varie epifanie del Signore, anche quella che si è attuata «nella casa di Nazareth, culla della Chiesa».
Santa Maria «di Cana»
Il «segno di Cana» può essere considerato come il momento che chiude il periodo della vita a Nazareth e apre quello della missione pubblica di Gesù.
La liturgia romana ricorda il mistero nel giorno dell’Epifania – del resto a Cana si realizza un’epifania: «Cristo manifestò la sua gloria» (Gv 2,11) – quando nel Vespro canta prima del Magnificat: «Tre prodigi celebriamo in questo giorno santo: oggi la stella ha guidato i Magi al presepio, oggi l’acqua è cambiata in vino alle nozze, oggi Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano, per la nostra salvezza».
Il Lectionarium della Raccolta offre una lettura particolare della parola di Dio: il vangelo – ovviamente Gv 2,1-11 – aiuta a concentrare l’attenzione dei fedeli sul: «Fate quello che vi dirà»; la prima lettura invita a vedere nelle parole di Mosè – Es 19,3-8a, seguito dal Salmo 118 – una prefigurazione del comando di Maria ai servi di Cana. E proprio in questa ottica avviene la rilettura sapienziale appena proposta, quando l’assemblea salmeggia: «Ci hai dato, Signore, i tuoi precetti, perché siano osservati fedelmente», o acclama prima del Vangelo: «Beati qui audiunt verbum Dei, et custodiunt illud; beata sancta Maria, quae plane fecit voluntatem Dei».
La presenza attiva della Vergine a Cana costituisce l’occasione per sottolineare la sua funzione materna in rapporto al progetto salvifico, come sintetizza in modo mirabile l’antifona alla comunione: «per te… per te… per te…». La «materna sollecitudine» della Vergine a Cana si concretizza in un intervento «presso il Figlio» e in un insegnamento: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5): in questa linea è da leggere la preghiera della Chiesa che domanda di mettere «in pratica ciò che il Cristo… ha insegnato nel Vangelo», e «di eseguirne i comandi».
Dalla Madre l’attenzione si sposta quindi sul Figlio. Il formulario sottolinea la sua missione:
· di Maestro che insegna «nel Vangelo» e che richiede l’adesione di fede ai suoi discepoli;
· di colui che opera prodigi «per l’intervento di Maria» e attraverso il prodigio già preannuncia «l’ora della… beata passione», quando si immolerà «sulla croce per la Chiesa sua sposa»;
· di colui che «prepara il vino nuovo per la sposa» e nutre i suoi figli con il «banchetto che ogni giorno… prepara per la Chiesa».
L’atteggiamento dei servi e la presenza dei discepoli richiamano, infine, la realtà della Chiesa. Il quadro che se ne delinea risulta oltremodo ricco:
· come i servi, i fedeli sono coloro che accolgono «l’invito della Madre» a mettere «in pratica ciò che il Cristo ci ha insegnato nel Vangelo»;
· la missione perenne della Chiesa lungo il tempo consiste, sull’esempio di Maria, nell’ordinare «ai servi di eseguire i comandi» del Cristo;
· strettamente unita al Cristo, «la Chiesa sua sposa» è nutrita ogni giorno con il corpo e sangue del Figlio;
· l’atteggiamento dei servi che eseguono e dei discepoli che credono, impegna la Chiesa di ogni tempo e luogo ad aderire «nella fede al Cristo» per preparare così «l’avvento del… regno».
Il formulario che conclude il tempo di Natale, con le sue varie accentuazioni allarga l’orizzonte di fede del credente:
· partendo dalla figura di Maria si comprende l’opera del Cristo e la missione della Chiesa;
· partendo dal Cristo emerge la figura di Maria che, quale stretta collaboratrice dell’opera salvifica del Figlio, diventa immagine ed esempio per la Chiesa di sempre;
· partendo dalla Chiesa se ne scopre l’atteggiamento di fede e l’impegno della missione guardando il Maestro e l’esempio di Maria.
Il segno di Cana, pertanto, diventa la manifestazione vertice e insieme la sintesi dell’intero progetto salvifico che – realizzatosi in Cristo mediante la collaborazione della Vergine – è affidato ora alla Chiesa perché lo porti a compimento nei singoli attraverso la sua missione. L’esemplarità della Vergine, in questo senso, pone in evidenza la sollecitudine materna con cui la Chiesa viene incontro ad ogni situazione, perché ogni circostanza sia per il discepolo un segno di condivisione e di crescita nella fede.
Conclusione
Dall’insieme dei vari formulari emerge un quadro notevolmente più ampio e articolato di quello che contempliamo in questo periodo attraverso il Messale Romano, il suo Lezionario e la stessa Liturgia delle Ore.
Gli atteggiamenti di vigilanza, di attesa, di preghiera, di conversione vista come adesione al progetto del Padre, di disponibilità e accoglienza, di gioia per l’imminente (e per l’ultima) venuta del Redentore delineati dall’insieme delle celebrazioni dell’Avvento, trovano in Maria uno specchio e una rinnovata vitalizzazione. In questo senso, l’esemplarità della Vergine costituisce pertanto un aiuto prezioso nell’itinerario di fede del popolo di Dio.
Come logico sviluppo dell’atteggiamento dell’attesa, il tempo di Natale è fondamentalmente caratterizzato dall’invito a riconoscere Maria come «Madre di Dio» e a vederla presente nelle varie epifanie del Figlio. Anche in questo caso l’esemplarità che ne scaturisce è un programma di vita per la Chiesa intera, chiamata a realizzare e a riconoscere le più diverse manifestazioni del regno di Dio in mezzo agli uomini, perché il «mirabile scambio» iniziato con la nascita del Salvatore sia fonte di vita nuova per ogni persona.
In questa prospettiva, anche le due benedizioni solenni danno un ulteriore apporto nel ricordare ai fedeli che il loro compito è quello di essere intimamente trasformati a immagine del Figlio in attesa della sua seconda venuta; di qui l’augurio benedicente di conformare la vita a Cristo sull’esempio di Maria, Madre della sapienza, in modo da poter incontrare il Signore quando verrà nella gloria
Il Direttore Spirituale
Prof. Don Manlio Sodi














