La Vergine Maria Nel Mistero Dell’Avvento
In occasione dell’anno mariano 1987-1988 fu predisposta una raccolta di formulari di messe “mariane” come sussidio e presentata come appendice al Messale Romano. L’opera racchiude 46 formulari completi con testi biblici disposti nel volume del Lezionario e con tutto ciò che riguarda le orazioni. La conoscenza dei singoli testi permette di acquisire e di approfondire numerosi aspetti relativi alla presenza della Vergine Maria nell’opera della salvezza accanto al Figlio.
Il costante riferimento all’anno liturgico come punto di convergenza di ogni sottolineatura circa la presenza e il ruolo della Vergine, trova nella successione dei formulari la attualizzazione e la esplicitazione più concreta ed eloquente. La struttura dell’anno liturgico ruota fondamentalmente attorno a due poli: la Pasqua, anzitutto, e il Natale. Le due grandi solennità costituiscono il fulcro che comporta un tempo di preparazione e uno di prolungamento. Ne risultano così due ampi periodi: il tempo così detto pasquale e il tempo natalizio. I due cicli sono collegati tra loro dal tempo così detto ordinario in cui il fedele completa l’impegno della propria conformazione al Cristo.
È all’interno di queste tre fasi che la Chiesa ogni giorno articola, rivive e attualizza il progetto di salvezza distribuendo «tutto il mistero del Cristo», dall’incarnazione alla parusia. E su questa linea il Vaticano II esplicita la presenza e il ruolo della Vergine, quando afferma:
«Nella celebrazione di questo ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con particolare amore Maria Ss.ma Madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l’opera della salvezza del Figlio suo; in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione, e in lei contempla con gioia, come in una immagine purissima, ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere» (SC 103).
Inserendosi armonicamente in questo progetto formativo, la Raccolta si presenta come uno strumento per constatare e sperimentare questa unione indissolubile tra Cristo e Maria nell’insieme del progetto salvifico, e soprattutto per vedere in Maria l’esempio vivente di un traguardo da raggiungere. All’interno dei rispettivi tempi liturgici la rassegna dei singoli formulari non solo permette di costatare questa realtà, ma offre l’occasione per ripercorrere l’intero progetto di Dio in un’ottica essenzialmente mariana.
Alla ripresa di un nuovo itinerario di conformazione al Cristo, ogni anno la Chiesa vive il tempo di Avvento come il periodo in cui è chiamata a contemplare e celebrare le due venute del suo Signore: la prima, nell’umile silenzio, quando il Figlio di Dio – nella pienezza dei tempi (cf Gal 4,4) – prese carne nel grembo della Vergine Maria; la seconda, nella gloria, quando alla fine dei tempi Cristo tornerà per giudicare i vivi e i morti e condurre i giusti nella casa del Padre, dove la Vergine li ha preceduti e da dove continuamente intercede per essi.
In questo orizzonte storico-salvifico la Chiesa rivolge lo sguardo a Maria per invocarla nel proprio cammino e per assumere gli stessi atteggiamenti con cui la Vergine – quale «figlia eletta della stirpe d’Israele» – ha vissuto l’attesa. I tre formulari offerti dalla Raccolta invitano a contemplare e a invocare Maria, la quale – dopo l’annuncio che sarà Madre di Dio – si muove per far visita ad Elisabetta.
Maria «figlia eletta della stirpe d’Israele»
La lunga attesa che caratterizza il cammino dell’antica alleanza mette progressivamente e «sempre più chiaramente in luce la figura di una donna» prescelta come Madre del Redentore (LG 55). Al riconoscimento del Vaticano II circa «Maria congiunta indissolubilmente all’opera del Figlio» (SC 103), si accompagna l’insieme del contenuto del formulario.
Le due prime letture bibliche proposte in alternativa (Gn 12,1-7; e 2Sam 7,1-5.8b-11.16) – il cui ascolto riecheggia nel Salmo 112 – proiettano lo sguardo di fede dei credenti sulla vita di Colei che ha vissuto il compimento delle promesse.
Maria, infatti, è collocata anzitutto tra «gli umili e i poveri d’Israele», tra coloro cioè che, membri della stirpe d’Israele, riponevano in Dio «ogni speranza di salvezza» durante quel lungo tempo che avrebbe preparato il «compimento alle promesse fatte ai padri». Anche per Maria la fede, l’abbandono in Dio e l’atteggiamento di umiltà furono la base per cooperare «alla redenzione del mondo», attuata soprattutto nell’offerta del «vero Agnello prefigurato nei sacrifici dei padri».
Le modalità di appartenenza «della Figlia di Sion» alla «stirpe d’Israele» sono evidenziate sia in Mt 1,1-17 – con il versetto alleluiatico che implora la “Radice di Iesse” perché non tardi a liberare il suo popolo -, sia nel testo del prefazio che esalta «santa Maria, figlia di Adamo, discendente di Abramo, pianta della radice di Iesse». «Figlia di Adamo per la nascita», ma «discendente di Abramo per la fede», la Vergine dona al mondo il Salvatore in quanto appartiene alla «radice di Iesse»: è un legame di sangue che si prolunga nel tempo e di cui Maria costituisce il punto di divisione e insieme di cerniera dei due momenti: da una parte «il culmine della storia del popolo eletto» e dall’altra «l’inizio della Chiesa». La particolare «elezione» all’interno della propria stirpe, fa di Maria lo strumento vivo «per manifestare a tutte le genti che la salvezza viene da Israele».
Proposto per l’inizio del tempo di Avvento, il formulario apre gli orizzonti della preghiera dell’assemblea sul compimento ultimo di tale salvezza: se il Padre, in Cristo, ha «adempiuto le antiche promesse», allora può accogliere la richiesta di portare «a compimento l’attesa della… speranza» dei fedeli che in ogni tempo acclamano: «Vieni a liberarci, non tardare». Le condizioni per il conseguimento di ciò ancora una volta scaturiscono dall’atteggiamento esemplare della Vergine: fede e abbandono in Dio, umiltà e obbedienza nel collaborare in prima persona al progetto di salvezza del Padre.
Maria «nell’annunciazione del Signore»
Il Calendario liturgico indica il 25 marzo come solennità che celebra il memoriale dell’inizio dei tempi nuovi con l’incarnazione del Verbo in Maria. Lo stesso mistero, sotto altra prospettiva, è ricordato pure il 20 dicembre e nella IV domenica di Avvento dell’anno B. È l’evento che congiunge il tempo dell’attesa con il suo compimento; e dunque un mistero che illumina il periodo di Avvento in quanto ne è parte integrante.
La profezia di Isaia che «la vergine concepirà e partorirà un figlio» (Is 7,10-14; 8,10c) insieme all’annunzio alla Vergine: «Ecco, concepirai un figlio e lo darai alla luce» (Lc 1,16-38), unitamente al Salmo responsoriale 39, e al versetto alleluiatico (Gv 1,14ab), costituiscono il filo conduttore e ispiratore della preghiera che nel testo del prefazio offre la sintesi del mistero.
L’annuncio dell’angelo trova in Maria un’accoglienza «nella fede». L’accoglienza della «parola» e «l’azione misteriosa dello Spirito» fanno sì che, attraverso Maria e in Maria, prenda forma mortale «il primogenito dell’umanità nuova»: colui che, portando a compimento «le promesse d’Israele», si sarebbe rivelato all’umanità «come il Salvatore atteso dalle genti».
Gli altri testi, contemplando il mistero del Verbo fatto «uomo nel grembo verginale di Maria», e riconoscendo Maria «come vera Madre di Dio», ne invocano l’intercessione presso il Padre; chiedono che lo Spirito santifichi i doni deposti sull’altare, con la stessa potenza con cui ha operato nel «grembo della Vergine»; e domandano, infine, attraverso la partecipazione al mistero, di essere sempre più pronti «a ricevere il frutto della salvezza» come dono pieno della «misericordia» del Padre.
Nel tempo di Avvento l’insieme del formulario orienta il fedele a guardare a Maria come «vera Madre di Dio», come Madre del Verbo che «ha posto al sua dimora in mezzo a noi, e noi abbiamo visto la sua gloria». L’esempio che essa suscita coinvolge soprattutto l’accoglienza aperta e generosa della Parola-volontà del Padre: è tale Parola che va accolta con fede, perché nutra e stimoli atteggiamenti di fede tali da sostenere il cammino del popolo di Dio; e in questa linea risuona come programmatico il ritornello del Salmo 39: «Eccomi, Signore: si compia in me la tua parola».
L’evento della «Visitazione della beata Vergine Maria»
Nel Messale Romano il mistero della «visitazione» è ricordato il 31 maggio e soprattutto in Avvento, il 21 dicembre e la IV domenica dell’anno C; nessuna meraviglia dunque ritrovarlo nella Raccolta, espresso però attraverso il contenuto di altri testi. Nella visita di Maria alla cugina Elisabetta, infatti, è adombrato il mistero di Dio che «ha visitato e redento il suo popolo», e insieme il mistero della Chiesa che «sostenuta dai… sacramenti» porta «sulle strade del mondo» l’annuncio che Cristo è «il Salvatore di tutte le genti».
Il formulario offre un’occasione ulteriore rispetto agli altri del Messale Romano, per contemplare «la grandezza sublime della Vergine Maria» e quindi per mettersi alla scuola della sua esemplarità.
Questa particolare grandezza di Maria scaturisce anzitutto da un’attenta lettura dei brani biblici: le due prime letture proposte in alternativa (Sof 3,14-18a; e Ct 2,8-14) e accompagnate dal testo responsoriale di Is 12, convergono verso il fatto evangelico dell’incontro tra le due madri, narrato da Lc 1,39-56 e preparato dal versetto alleluiatico (cf Lc 1,45).
Maria, pertanto, appare quale «arca della nuova alleanza» perché porta nella casa di Elisabetta «la salvezza e la gioia». La tipologia veterotestamentaria dell’arca trova qui uno specchio fedele e insieme il passaggio definitivo dalla figura alla realtà. Il titolo di «creatura nuova», inoltre, pone in evidenza da una parte la disponibilità a lasciarsi plasmare dall’azione dello Spirito, e dall’altra il fatto di aver generato «il frutto della nostra salvezza». Riconosciuta, ancora, come «madre del Signore», Maria appare come Colei che attraverso il «premuroso gesto della… carità» usato nei confronti di Elisabetta, si dedica interamente al progetto della redenzione. L’appellativo di «beata», infine, scaturisce dal fatto di «aver creduto alla salvezza promessa», e dall’aver operato in questo progetto con atteggiamento di «umiltà».
Le particolari sottolineature suggeriscono altrettanti atteggiamenti dalla celebrazione del mistero, in armonia con il tempo di Avvento. Sull’esempio di Maria, ogni fedele «con la santità della vita» è un’«arca» chiamata a «portare Cristo ai fratelli» per sostenerli nella loro fiduciosa speranza. Come Maria, anche il fedele è «creatura nuova» se, lasciandosi plasmare dall’azione dello Spirito, cammina in novità di vita incontro al suo Signore e verso i fratelli; una novità all’insegna della gioia spirituale, perché: «Viene in mezzo a noi il Dio della gioia»; una novità che la Chiesa canta continuamente nel Magnificat.
Il gesto premuroso della carità concreta che pone in evidenza Maria come «madre del Signore» rinvia alle parole evangeliche: «Chi è mia madre…? Chiunque fa la volontà del Padre mio…» (Mt 12,49-50). La beatitudine di Maria, infine, è un esempio e insieme un traguardo per il fedele: essa è la concretizzazione della beatitudine evangelica: «Beata sei tu… perché hai creduto: si è adempiuta in te la parola del Signore» proclamata prima dell’ascolto del Vangelo, cui fa eco il «Beati… coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (Lc 11,28).
Conclusione
Dall’insieme dei vari formulari emerge un quadro notevolmente più ampio e articolato di quello che contempliamo in questo periodo attraverso il Messale Romano, il suo Lezionario e la stessa Liturgia delle Ore.
Gli atteggiamenti di vigilanza, di attesa, di preghiera, di conversione vista come adesione al progetto del Padre, di disponibilità e accoglienza, di gioia per l’imminente (e per l’ultima) venuta del Redentore delineati dall’insieme delle celebrazioni dell’Avvento, trovano in Maria – attraverso i formulari della Raccolta – uno specchio e una rinnovata vitalizzazione. In questo senso, l’esemplarità della Vergine costituisce pertanto un aiuto prezioso nell’itinerario di fede del popolo di Dio.
In questa prospettiva, anche le due benedizioni solenni danno un ulteriore apporto nel ricordare ai fedeli che il loro compito è quello di essere intimamente trasformati a immagine del Figlio in attesa della sua seconda venuta; di qui l’augurio benedicente di conformare la vita a Cristo sull’esempio di Maria, Madre della sapienza, in modo da poter incontrare il Signore quando verrà nella gloria.
Il Direttore Spirituale
Prof. Don Manlio Sodi











