Don Manlio SodiApprofondimenti

Riconoscere → Interpretare → Scegliere BASTANO TRE PAROLE PER DARE SENSO ALLA VITA?

Tra le tante istituzioni che sono sorte o che hanno ripreso nuova vitalità tra il secondo e il terzo millennio c’è anche quella del “sinodo”. Il termine indica un “cammino da fare insieme”. Non è una novità. Già gli Apostoli di fronte ad alcuni problemi da risolvere decisero di ritrovarsi a Gerusalemme, e le conclusioni adottate di comune accordo pacificarono le coscienze e le comunità interessate (Atti degli Apostoli 15).

Lungo la storia sono stati numerosissimi i sinodi – da non confondere con i Concili – celebrati nelle diverse forme (diocesani, regionali, continentali…). Paolo VI rinnovò questa forma di consultazione, di confronto e di approfondimento; i documenti emanati in conseguenza (Esortazioni apostoliche postsinodali) stanno a dimostrare la validità e l’opportunità di un simile impegno.

Nel prossimo ottobre si celebra in Vaticano la XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che riscuote un’attesa particolare. Deve trattare dei giovani e della problematica vocazionale, o meglio del come educare a saper rispondere alla chiamata della vita; una chiamata che include risposte credibili per evitare fallimenti (titolo: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”).

Il documento che i partecipanti al Sinodo hanno già in mano è strutturato in tre parti che a loro volta si articolano in 13 capitoli (www.vatican.va). La chiave di volta è data da tre verbi: riconoscere, interpretare, scegliere. Il percorso offerto dall’Instrumentum laboris (così il termine tecnico del testo: uno “strumento di lavoro” come traccia di discussione) ruota attorno ai tre termini. Sono questi che scandiscono il programma della prossima riflessione sinodale. Proviamo a vederne lo spessore e qualche ricaduta in contesto educativo.

RICONOSCERE – E’ essenziale partire dall’ascolto della realtà. E questa fa toccare con mano che essere giovani oggi implica per l’educatore saper leggere esperienze e linguaggi per tanti aspetti nuovi. La poca comunicabilità tra generazioni oggi è esperienza pressoché quotidiana. Di fronte alla cultura dello scarto si muovono sfide antropologiche e culturali che attendono di essere “lette” con attenzione. Da qui la prima difficile sfida: siamo capaci di ascoltare i giovani anche quando manifestano un vuoto esistenziale o un linguaggio poco accattivante?

INTERPRETARE – L’ascolto può rimanere un monologo se non si ha la capacità di interpretare le attese tanto spesso racchiuse in linguaggi tanto ermetici quanto fragili. Da qui il confronto con la realtà della fede che aiuta ad un discernimento. Partire dalla giovinezza come luogo di “benedizione”, di apertura alla vita costituisce la premessa per cogliere il tipo di “chiamata” che ogni persona porta in sé; per entrare nel dinamismo di un discernimento vocazionale, che esige però l’arte di accompagnare. Come educatori abbiamo le coordinate per saper interpretare le attese?

SCEGLIERE – Il percorso presinodale ha coinvolto tutta la Chiesa; si intravedono “cammini di conversione pastorale e missionaria” che richiedono una più profonda immersione nel tessuto della vita quotidiana; una comunità più consapevole di essere evangelizzata per essere evangelizzatrice; una organizzazione della pastorale in cui la parola da declinare si chiama “animazione”. E allora la sfida che si propone per un perenne cammino sinodale in qualunque Comunità ecclesiale: come dare o restituire un’anima alle tante attese che possono caratterizzare il mondo giovanile?

Seguire i lavori del prossimo Sinodo sarà certamente di notevole interesse in quanto emergerà la voce dell’umanità “giovanile” che sta interpretando il presente per individuare le linee di un futuro le cui radici e premesse sono già in atto. È un lavoro senza dubbio profetico e costante, perché – secondo

l’espressione di P. Picasso – “ci vuole moltissimo tempo per diventare giovani”! E soprattutto perché “la gioventù non è un’età: è una stagione del cuore” (A. Sertillanges), uno stato d’animo. All’educatore, dunque, saperne coltivare la primavera; l’autunno con i suoi frutti verrà di conseguenza.

Il Direttore Spirituale

Prof Don Manlio Sodi