Dalla «Via Crucis» alla «Via Lucis»
Il percorso quaresimale suscita nella devozione del popolo cristiano la devozione attorno alla «Via Crucis»: ne è un segno eloquente soprattutto la partecipazione a quella del Venerdì santo. Se la domenica delle Palme è caratterizzata dal racconto della Passione secondo l’evangelista di turno (Matteo nell’anno A; Marco nell’anno B; Luca nell’anno C), è nell’azione liturgica del Venerdì santo che l’ascolto e la meditazione si concentrano ogni anno sul racconto che ci offre l’evangelista Giovanni.
Ma verso dove conduce la Via della Croce? Verso la Risurrezione! Come illustrare e far comprendere allora il percorso della Cinquantina pasquale che presenta le varie apparizioni del Risorto? Ecco una nuova devozione espressa dalla Via della Luce. Sì, proprio così: è dalla risurrezione che scaturisce quella luce che illumina il cammino del fedele lungo le strade della vita. Così, meditando le 14 apparizioni del Risorto possiamo essere sorretti come singoli e come Chiesa verso il ritorno ultimo del Signore quando – come ha promesso – apparirà una seconda volta nella sua gloria.
In tempi recenti la Santa Sede attraverso il Dicastero per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti ha pubblicato il «Direttorio su liturgia e pietà popolare». È qui che nel n. 153 si afferma ufficialmente per tutta la Chiesa:
«In tempi recenti, in varie regioni, si è venuto diffondendo un pio esercizio denominato Via lucis. In esso, a guisa di quanto avviene nella Via Crucis, i fedeli, percorrendo un cammino, considerano le varie apparizioni in cui Gesù – dalla Risurrezione all’Ascensione, in prospettiva della Parusia – manifestò la sua gloria ai discepoli in attesa dello Spirito promesso, ne confortò la fede, portò a compimento gli insegnamenti sul Regno, definì ulteriormente la struttura sacramentale e gerarchica della Chiesa.
Attraverso il pio esercizio della Via lucis, i fedeli ricordano l’evento centrale della fede – la Risurrezione di Cristo – e la loro condizione di discepoli che nel Battesimo, sacramento pasquale, sono passati dalle tenebre del peccato alla luce della grazia.
Per secoli la Via Crucis ha mediato la partecipazione dei fedeli al primo momento dell’evento pasquale – la Passione – e ha contribuito a fissarne i contenuti nella coscienza del popolo. Analogamente, nel nostro tempo, la Via lucis, a condizione che si svolga con fedeltà al testo evangelico, può mediare efficacemente la comprensione vitale dei fedeli del secondo momento della Pasqua del Signore, la Risurrezione.
La Via lucis può divenire altresì un’ottima pedagogia della fede, perché, come si dice, «per crucem ad lucem». Infatti con la metafora del cammino, la Via lucis conduce dalla constatazione della realtà del dolore, che nel disegno di Dio non costituisce l’approdo della vita, alla speranza del raggiungimento della vera meta dell’uomo: la liberazione, la gioia, la pace, che sono valori essenzialmente pasquali.
La Via lucis, infine, in una società che spesso reca l’impronta della “cultura della morte”, con le sue espressioni di angoscia e di annientamento, è uno stimolo per instaurare una “cultura della vita”, una cultura cioè aperta alle attese della speranza e alle certezze della fede».
Nello stesso documento prende forma – ufficialmente – un’altra devozione che ormai è stata affidata a tutta la Chiesa anche come sottotitolo della domenica dopo Pasqua: una domenica che si chiamava «in albis» perché coloro che avevano ricevuto il battesimo deponevano l’abito bianco, e ora si aggiunge «seu de divina Misericordia – o della Divina Misericordia».
Così ne parla il testo nel n. 154: «Connessa con l’ottava di Pasqua, in tempi recenti e a seguito dei messaggi della religiosa Faustina Kowalska, canonizzata il 30 aprile 2000, si è
progressivamente diffusa una particolare devozione alla misericordia divina elargita da Cristo morto e risorto, fonte dello Spirito che perdona il peccato e restituisce la gioia di essere salvati.
Poiché la Liturgia della “Domenica II di Pasqua o della divina misericordia” – come viene ora chiamata – costituisce l’alveo naturale in cui esprimere l’accoglienza della misericordia del Redentore dell’uomo, si educhino i fedeli a comprendere tale devozione alla luce delle celebrazioni liturgiche di questi giorni di Pasqua. Infatti, “il Cristo pasquale è l’incarnazione definitiva della misericordia, il suo segno vivente: storico-salvifico e insieme escatologico. Nel medesimo spirito, la Liturgia del tempo pasquale pone sulle nostre labbra le parole del salmo: ‘Canterò in eterno le misericordie del Signore’ (Sal 89 [88], 2)».
È dalla Croce, pertanto, che scaturisce quella Luce che permette ad ogni persona di dare senso alla propria esistenza; e la ricerca appassionata e convinta di tale fulgore permane come sfida contemplando il mistero della Pasqua!
Il Direttore Spirituale
Prof. Don Manlio Sodi