“Quattro stagioni”
Si sa che le stagioni sono quattro. E non pensiamo in questo momento alla pizza con lo stesso titolo, ma a quegli appuntamenti chiamati una volta «quattro tempora». Due parole tra italiano e latino che richiamavano momenti religiosi in contesto agricolo. Ci si muoveva in processione – dietro la Croce – verso le campagne, implorando l’intercessione dei Santi e benedicendo tutto ciò che le campagne dovevano produrre.
L’evento aveva un’impronta tipicamente penitenziale, all’insegna della supplica perché la benedizione del Cielo fosse implorata a soddisfazione del lavoro svolto e da svolgere.
Oggi almeno nei nostri contesti tale manifestazione religiosa non si realizza più da tempo. Cosa è rimasto al di là del titolo che i calendari liturgici riportano ancora?
Tra i vari libri liturgici ce n’è uno dal titolo: «Orazionale per la preghiera universale». È il libro che contiene tanti formulari per la preghiera dei fedeli. Dopo le pagine che presentano testi per le domeniche e feste, si apre una piccola sezione dal titolo «Per le Quattro Tempora». A seguire indicazioni secondo questo ritmo: inverno, primavera, estate, autunno. Sono testi da valorizzare secondo una precisa rubrica: «dopo la III domenica di Avvento, di Quaresima; dopo la domenica della Ss.ma Trinità, e dopo la III domenica di settembre».
Perché questa attenzione che può risultare, forse, di poco interesse? Nulla è di poco valore quando ci si accosta con la preghiera alla Provvidenza divina perché venga incontro alla vita e alla laboriosità dell’uomo. Ed è in questa linea che i testi proposti – piuttosto sviluppati – costituiscono una traccia per leggere gli eventi umani e quelli della natura nell’ottica del progetto di Dio.
Ecco un esempio, proprio nel contesto primaverile, da valorizzare dopo la III domenica di Quaresima: «Come il creato in questa stagione si sta risvegliando, così anche la Chiesa, in questo tempo favorevole, si prepara con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, alla Pasqua del Signore, per una nuova fioritura di fede e di carità». A questa premessa fanno seguito le invocazioni al «Divino seminatore…», al «Signore della storia…», al «Padre buono…», alla «Sorgente della gioia…», al «Custode del creato…», con il ritornello costante: «Padre, fonte della vita, ascoltaci». La conclusione cerca di riprendere l’insieme sintetizzandolo così: «O Dio, sorgente inesauribile di vita, sostieni con la forza del tuo Spirito l’umanità che aspira alla giustizia e alla pace: resti salda in ogni uomo la fede nella vittoria del bene sul male, promessa e attuata nella croce del tuo Figlio».
Nel percorrere i quattro formulari si coglie un’ulteriore occasione per leggere gli eventi umani che sono racchiusi nello scorrere delle stagioni secondo l’ottica della Provvidenza divina. È un appuntamento che nel marasma delle situazioni invita a riconsiderare l’intera realtà della natura nell’ottica di quella vitalità e di quell’obiettivo per cui è stata creata: «In principio Dio creò il cielo e la terra…» affidando tutto alle mani operose dell’uomo.