Commento Al Vangelo, 6 gennaio 2026 – Mt 2,1-12
Oggi si ricorda la solennità della manifestazione di Gesù davanti al mondo intero, rappresentato dai Magi.
I Magi sono il mondo che cerca Dio, un mondo che ha bisogno di incontrarLo. I Magi siamo noi che aneliamo a Dio, spinti da una forza interiore. E questo mondo non è cattivo; è solo affamato di Dio e lo cerca. Il suo vagare non è altro che inseguire un istinto religioso, una spinta dello Spirito che conduce fino all’incontro con il Dio vivo. Sembra che il mondo sappia che deve esistere un re, un Signore, un Messia pronto a tendere la mano all’uomo. E questo mondo ha un fiuto particolare, infallibile. Certamente, a volte, in questo vagare si sbaglia strada, ci si smarrisce, si è titubanti, ma è parte del cammino. A noi discernere che certi errori sono solo sbandamenti perché nessuno ci accompagna.
I Magi chiesero consiglio a Erode e questi ai capi dei sacerdoti e agli scribi del popolo, ma nessuno li accompagnò fino a Betlemme ad incontrare il re dei Giudei. A loro mancava questa fame di Dio; avevano ciò che a loro bastava, il potere politico e le regole della religione. Si illudevano di essere sazi e così persero l’occasione della loro vita, quella di vedere il Messia atteso.
Da questa vicenda narrata dall’evangelista Matteo cogliamo l’invito a non giudicare male il mondo nei suoi errori; esso sta solo cercando Dio e ha bisogno che qualcuno amorevolmente lo accompagni.
Per i Magi non bastava la stella, avevano bisogno di qualcuno che condividesse il cammino. È l’invito a non accontentarci di ciò che pensiamo di avere perché conoscere non significa incontrare. È l’invito a scendere dal nostro piedestallo e camminare assieme a chi cerca il Signore, affrontando tutte le fatiche connesse. Allora anche a noi verrà fame e sete di Dio, di incontrarLo. È l’invito ad amare questo mondo perché porta in sé la spinta dello Spirito, ad accoglierlo, rimanendo in ascolto di ciò che dice e dal quale abbiamo tanto da imparare.
Mi domando se Erode e gli scribi abbiano visto anche loro la stella come i Magi. Forse sì, ma avranno capito che indicava la presenza di Gesù? Il mondo sa vedere meglio di noi. Noi dovremmo essere umili e imparare a vedere il Signore Gesù presente dovunque. E questo saper vedere provoca sempre gioia, una grande gioia, che spesso ci manca.
Questo cammino è la nostra chiamata ad evangelizzare, un’evangelizzazione che ci trasforma in fratelli e amici che sanno accogliersi nelle proprie diversità.
Vinciamo l’Erode che vive dentro di noi che ha paura di perdere i privilegi guadagnati con fatica e ascesi, che ha paura che altri ci rubino il posto. Non siamo i più bravi.
Vinciamo pure il sacerdote e lo scriba che vivono dentro di noi che si illudono di sapere tutto e non hanno più nulla da imparare. Ci si crede di avere sempre ragione e che non serve nessun cambiamento.
Il mondo non è cattivo, solo cerca e chiede; a noi dare una risposta che sia fatta di ascolto e compagnia.











