Il Santo del Giorno

Santo del Giorno, 2 maggio – Sant’Atanasio

Atanasio, detto il Grande, fu un vescovo e teologo greco antico. Le chiese copta, cattolica e ortodossa lo venerano come santo. La Chiesa cattolica lo annovera tra i 36 dottori della Chiesa.

Atanasio nacque ad Alessandria d’Egitto il 12 gennaio del 296 d.C.; lì si formò e iniziò la carriera ecclesiastica come segretario del vescovo Alessandro.

Ancora diacono accompagnò il vescovo Alessandro al primo Concilio di Nicea del 325, voluto dall’imperatore Costantino. Il concilio elaborò una definizione dogmatica relativa alla fede in Dio, nel quale Cristo è definito “della stessa sostanza” del Padre. Il “simbolo niceno” si poneva in netta antitesi con il pensiero di Ario, che predicava invece la creazione del Figlio ad opera del Padre e quindi negava la divinità del Cristo.

Atanasio fu per tutta la vita testimone e strenuo difensore dei principi stabiliti dal concilio. Per questa sua fermezza subì cinque condanne all’esilio.

Tra i primi conflitti affrontati da Atanasio si colloca lo scisma dei meleziani, nei confronti dei quali il concilio niceno aveva disposto una sorta di tolleranza. La disapprovazione di quella tregua da parte di Atanasio fornì ai suoi avversari l’occasione per denunciarlo di fronte all’imperatore di violenze e persecuzioni.

Disertato un primo sinodo a Cesarea marittima, Atanasio non si sottrasse ad un secondo sinodo convocato a Tiro. La disputa sfociò in violenze, ed il sinodo pronunciò comunque, nei suoi confronti, una condanna di deposizione e di esilio, comunicata all’imperatore ed al papa.

Trascorse il suo primo esilio tra il 335 e il 337 a Treviri, nella Gallia Belgica, ospite del vescovo Massimino. Durante questo periodo completò il doppio trattato Contro i Gentili – sull’Incarnazione, nel quale esponeva le sue ragioni sull’identità di Cristo come “vero Dio” e “vero uomo”.

Con la morte di Costantino I nel 337, i suoi tre figli si divisero l’Impero, e la Gallia andò a Costantino II. Il nuovo sovrano era decisamente favorevole alle posizioni della Chiesa di Roma. Atanasio chiese quindi di essere reintegrato nella sua sede episcopale di Alessandria, che però rientrava nella giurisdizione di Costanzo II. Costantino scrisse al fratello Costanzo che il reinsediamento di Atanasio sul trono vescovile di Alessandria era un desiderio di Costantino I che la morte gli impedì di soddisfare.

La morte di Costantino II, nel 340, espose di nuovo Atanasio alla persecuzione dei suoi avversari. L’anno successivo indissero un concilio ad Antiochia che stabilì che un vescovo dichiarato decaduto da un sinodo potesse essere reintegrato solo decisione di un altro sinodo. Confermarono pertanto la degradazione di Atanasio, insediando al suo posto Gregorio di Cappadocia. Atanasio si rifugiò a Roma, dove rimase in esilio per circa tre anni durante i quali, tra l’altro, ottenne il riconoscimento di innocenza non solo da papa Giulio I, ma anche da un concilio di 50 vescovi della chiesa di Roma.

Ma il problema richiedeva una soluzione definitiva: Costante I, che dopo l’annessione dei territori di Costantino II regnava in tutto l’Occidente, in accordo con papa Giulio I riunì, nel 343, il concilio di Sardica (l’odierna Sofia).

Il sinodo di Sardica comunque riaffermò il Credo Niceno e riabilitò Atanasio.

Costante minacciò il fratello di intervenire con la forza delle armi se non reintegrava il vescovo di Alessandria nella sua sede. Ma Costanzo non rischiò una guerra civile e fratricida e invitò Atanasio a riprendere possesso della sua sede. Inoltre impartì ordini per reintegrare tutti i suoi seguaci della diocesi di Alessandria nei propri ruoli e funzioni. Atanasio rientrò nuovamente ad Alessandria nel 346.

Icona raffigurante Sant’Atanasio Vescovo d’Alessandria (Fonte: Wikipedia)

Nel 350 Costante fu assassinato da Magnenzio; Costanzo rimase unico padrone dell’Impero e Atanasio perse il suo potente protettore, ma la lotta tra Costanzo e Magnenzio per diventare unico Augustus dell’impero, assicurò un periodo di relativa tranquillità alla Chiesa.

Eliminato l’usurpatore, Costanzo tornò a tramare contro Atanasio affermando che la sentenza emessa dal concilio di Tiro non era mai stata revocata. Gli occorsero due anni di trattative, prima che il problema del vescovo di Alessandria fosse nuovamente discusso nel sinodo di Arles e poi nel concilio di Milano del 355.

Il sinodo di Arles si sciolse solo dopo che anche i vescovi occidentali ebbero sottoscritto un documento di condanna e deposizione di Atanasio. I suoi sostenitori vennero allontanati dalle proprie sedi ed esiliati con provvedimenti dell’imperatore. Ai vescovi assenti fu recapitato un modulo di consenso alle decisioni del concilio.

Nella primavera del 355 si tenne dunque un altro concilio a Milano. Il disaccordo dei convenuti in merito all’accettazione delle delibere nicene sfociò in violenze. L’imperatore intervenne direttamente ordinando l’unanime condanna di Atanasio e nuovamente l’esilio per i vescovi dissenzienti.

Costanzo ingiunse ad Atanasio di abbandonare la sua sede episcopale, in ottemperanza a quanto disposto dal concilio di Tiro (355). Costanzo trasmise il decreto di condanna solo verbalmente per mezzo di due suoi ministri, anziché per iscritto com’era consuetudine. Questo perché temeva gravi disordini da parte del popolo, deciso magari a difendere anche con le armi il suo vescovo.

Questa circostanza offrì ad Atanasio il pretesto per contestare un ordine che si poneva in contrasto con le dichiarazioni precedenti dell’imperatore stesso. Le autorità della provincia, per prudenza, concordarono con il partito del vescovo una tregua finché la reale volontà dell’imperatore non fosse chiarita.

Ma nel frattempo un esercito di 5.000 armati si avvicinò ad Alessandria ed occupò la città. Per quattro mesi si verificarono sommosse, profanazione di chiese e atti di violenza. Il popolo insorto in difesa del suo vescovo si oppose alle truppe occupanti, appoggiate dal clero del partito avversario e, successivamente, anche da chi, per quanto stimasse Atanasio, temeva per la propria incolumità. Si schierarono quindi dalla parte di Giorgio di Cappadocia, successore di Atanasio e che finalmente si insediò.

Il vescovo riuscì a fuggire, protetto dai suoi fedeli, e le sue tracce si persero per ben sei anni. Sotto la protezione di anacoreti in monasteri sperduti nel deserto o di fidati amici in piccoli centri, Atanasio non cessò di far circolare scritti contro l’imperatore e contro la Chiesa ariana.

Morto Costanzo nel 361, il nuovo imperatore Giuliano, con il suo editto di tolleranza nei confronti di tutte le fedi e confessioni religiose, permise a tutti i vescovi cristiani di fede non ariana di rientrare dall’esilio. Ripreso possesso della sua sede vescovile, Atanasio convocò in Alessandria, nel 362, un concilio d’Oriente che riaffermò i decreti del concilio di Nicea e rifuggì da qualsiasi discussione sui termini.

Morì nella sua città il 2 maggio del 373.

 

 

Fonte: Wikipedia