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Commento al Vangelo, 27 settembre 2026 – Mt 21,28-32

L’affermazione di Gesù che pubblicani e prostitute passano avanti nel regno di Dio sta ad indicare che il dono della salvezza è per coloro che la accolgono, qualunque sia la loro situazione morale ed etnica. È la priorità dell’offerta di Dio, che supera ogni condizione, precede qualsiasi merito e manifesta la Sua bontà indistintamente verso tutti.
Il brano continua con un giudizio su Israele che non ha riconosciuto la visita di Dio attraverso l’azione di Giovanni Battista, nonostante prove evidenti: non ha creduto e non si è pentito. Ciò che invece hanno fatto i peccatori.
Ecco quindi la necessità di avere occhi per vedere il Signore che visita le nostre vite, che ci viene incontro per benedirci, offrendo in dono la comunione.
Quanto è difficile vedere la presenza di Dio nel concreto degli avvenimenti della nostra vita.
Spesso pensiamo che la visita di Dio coincida con le nostre aspettative. Tutti siamo un poco manichei: o tutto è bianco o tutto è nero. Se siamo visitati veramente da Dio, perché allora siamo in balia delle nostre debolezze ? Perché non ci salva? Perché non sconfigge il male?
Vorremmo un Dio più efficiente che ci liberasse, subito e totalmente, dai mali che ci affliggono.
Ma Dio sfugge a questa logica.
In realtà sono proprio le nostre fragilità che ci aiutano ad avere fiducia nell’aiuto del Signore. Dio non si spaventa del male, ma lo supera inserendosi nella trame umane dove convivono bene e male. Serve una continua conversione dello sguardo che ci permetta di vedere Dio che cammina con noi nonostante tutto. Questo ci dona speranza, vince ogni paura e nasce la fiducia che nulla e nessuno può separarci dal Suo amore.
Lo testimonia la stessa vita di Gesù: non è stato liberato dalla croce ed è andato incontro all’amore rimettendosi nella mani del Padre.
Facciamo come Gesù che nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito (cfr. Eb 5,7). Gesù venne esaudito con il dono della resurrezione proprio per il Suo abbandono fiducioso in Dio, che ha sempre chiamato amorevolmente Abbà, come un bambino fa con suo padre. Egli ha vinto il mondo perché si è fidato del Padre, che non mai Lo avrebbe abbandonato. Hanno vinto assieme!
Non lasciamo che venga meno la nostra speranza di fronte al male, ma, mediante una preghiera fiduciosa e piena di gratitudine, mettiamoci nelle mani del Signore, sapendo che Lui si preoccupa di noi.
Alleniamoci nella fiducia ringraziando per ogni cosa e così abituarci a vedere che nessun evento della nostra vita è così impermeabile alla presenza del Signore e che nulla sfugge al Suo sguardo di compassione.
Allora non vedremo solo il male, ma, con meraviglia e stupore, vedremo i segni della vicinanza di Dio a tal punto che ci sentiremo non solo dei peccatori, ma soprattutto figli amati.
Vedremo la vita come un dono bello nonostante le ombre e così pure vedremo i fratelli come amati e degni di amicizia nonostante difetti e miserie.
Preghiera fiduciosa e piena di gratitudine sono il rimedio per vedere Dio che ci viene incontro.