Commento al Vangelo, 25 ottobre 2026 – Mt 22,34-40
Ancora il Vangelo narra di un ennesimo tentativo di mettere alla prova Gesù. Questa volta è un dottore della Legge, un esperto nell’insegnamento della Torah, che pone la seguente domanda:
«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». E Gesù risponde riproponendo due comandamenti dell’Antico Testamento: amare Dio e amare il prossimo come descritto rispettivamente nel Deuteronomio (cfr. Dt 6,4-5) e nel Levitico (cfr. Lv 19,18). E aggiunge: Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti.
Forse è proprio questa aggiunta che offre la chiave per una corretta interpretazione: ciò che è l’amore. È come dire che possiamo essere dei ligi osservanti delle prescrizioni religiose e pieni di sollecitudine per gli altri, ma questo non basta: serve amore. Dall’amore dipende la validità di tutto il resto.
In questo modo Gesù va al cuore della Legge e pone le basi per una religione incentrata sull’amore, non sulle prescrizioni legali. In tal modo mette gli interlocutori nell’impossibilità di coglierlo in fallo; sono costretti a dargli ragione.
Nel pensiero di Gesù amare Dio e amare il prossimo non sono due comandamenti distinti, ma formano un tutt’uno inscindibile. Ed è questa una novità come afferma la Prima lettera di Giovanni: Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. Se uno dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello (1Gv 4,19-21). Accanto però vi è un’altra novità: il prossimo è non solo colui che ci è vicino per ragioni etniche e religiose, ma è colui che è lontano e diverso, considerato come un nemico, un nemico che però è fratello: Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti (Mt 5,43-45).
Amare Dio e amare il nemico: sono le novità che propone Gesù e che rivoluzionano ogni sistema religioso. Tra Dio e l’uomo non c’è separazione, ma unità. Ed è a questa unità che Dio vuole e per cui lavora. Se uno ama e onora Dio, necessariamente amerà e onorerà il fratello e viceversa. Alla fine le due strade, sia che si parta da Dio o dall’uomo, portano allo stesso risultato: la comunione. La meta della Legge è diventare perfetti e questa perfezione consiste nell’avere gli stessi sentimenti benevoli di Dio.
A tutti è data questa capacità di amare grazie al dono dello Spirito Santo, una capacità che è allo stesso tempo la promessa di una fraternità nuova basata sull’amore e non sulla semplice prossimità di qualche interesse particolare.
Nell’amore, però, vi è sempre un coinvolgimento affettivo senza il quale l’amore si snatura e diventa freddo. Dio è amore (cfr. 1Gv 4,8); potremmo dire che a Dio piace che lo si ami con un cuore caldo, non con tiepidezza, seppur fedele (cfr. Ap 3,15-16). Ne consegue che non si può amare senza un coinvolgimento affettivo. Diversamente sarebbe un amore simile ad una carne congelata, che seppure di prima qualità, risulta incommestibile.
Diamo ama con tenerezza, con affetto e così anche noi siamo chiamati ad amare con tenerezza.
Coraggiosamente, relazioniamoci con Dio come si fa con un amico, senza filtri, andando oltre le nostre convinzioni religiose per imparare ad aprirgli il cuore, sempre e comunque, certi della Sua comprensione e misericordia, parlando di tutto, senza riserve, senza paura.
Nello stesso tempo siamo invitati ad amare il nostro fratello con un cuore caldo, cercando una comunione affettiva, sensibile, senza la quale ogni vicinanza perde piacere, con gesti ispirati alla gentilezza fino a sentire sentimenti di affetto per lui.
In altre parole si tratta di amare animati dal dono della pietà, un dono che crea confidenza filiale, facendoci sentire Dio come un Padre tenero e vicino, e che ci porta a riconoscere ogni persona, perfino il nemico, come un fratello da accogliere e con cui camminare.
Così facendo il nostro cuore si riscalderà e ci scopriremo capaci di amare e di essere, per quel che è possibile, simili a Dio. Trasformare l’amore in tenerezza per amare Dio e amare il fratello chiunque esso sia è il cuore della Legge.














