Commento al Vangelo, 22 febbraio 2026 – Mt 4,1-11
Lo Spirito Santo non dovrebbe essere Colui che ci difende e ci custodisce dal male? Nel brano evangelico proposto dalla liturgia odierna, invece, vediamo che Gesù è condotto nel deserto dallo Spirito Santo proprio per essere tentato dal diavolo.
Sorge subito la domanda del perché di tutto questo.
La risposta che se ne può dedurre è che le tentazioni sono il momento in cui sentiamo Dio vicino e che non ci abbandona. Le tentazioni non sono solo una prova dove viene rafforzata la nostra volontà, come se fossimo capaci di tanta risoluzione, non sono un momento in cui si conferma una nostra bravura e si acquistano punteggi; sono principalmente l’esperienza che Dio è al nostro fianco. Dio ci è accanto sempre, ma lo sentiamo esistenzialmente più forte quando siamo deboli e bisognosi di aiuto.
Non siamo quindi di fronte a due forze, il bene e il male, che si combattono e dove noi dobbiamo scegliere da che parte stare; siamo, al contrario, alla presenza di una benevolenza divina, superiore, più forte che non ci lascia mai da soli. Viene confermato che il male, per forte che sia, non avrà mai il sopravvento. Anzi, potremmo dire che la tentazione, suo malgrado, è presagio di resurrezione e di vittoria perché Dio è fedele all’uomo che ama.
Lo Spirito Santo non ha solo condotto Gesù nel deserto, ma era sempre al Suo fianco; Gesù non era solo. Lasciare solo l’uomo è contro la logica e il cuore di Dio. Per tutta la vita Gesù sarà tentato, fino sotto la croce, ma il Padre non lo ha abbandonato, anzi lo ha risorto da morte.
Come comportarci quando siamo tentati? Senza paura e senza ansia.
Un primo scopo della tentazione è farci agitare adducendo pensieri che non siamo abbastanza forti, che quasi sicuramente saremo lasciati da soli nella lotta, che inevitabilmente soccomberemo, facendoci dubitare che Dio è al nostro fianco, che ci ama e vuole il meglio per noi. In questo modo aumenta la paura, accresce l’ansia fino a perdere la pace. Ci si dispera nella salvezza. Agitarsi si fa il gioco della tentazione che crea confusione fino a spegnere ogni speranza di un futuro migliore. Tutto viene messo in dubbio.
Quando siamo tentati, quindi, non bisogna agitarsi più del necessario, ma saper accogliere le tentazioni come parte della nostra vita. Sono come le mosche che disturbano e spazientiscono.
Esse giungono proprio quando siamo maggiormente provati dalle vicende della vita. Gesù che fu tentato al termine dei quaranta giorni e notti di digiuno, quando cominciava ad avere fame.
Non fu tentato prima, appena uscito dal Giordano, oppure appena entrato nel deserto, ma alla fine quando il Suo corpo oramai era debole. È in questi frangenti di debolezza, di vario genere, che sorgono dubbi, desideri contrastanti, stanchezza, scoraggiamento e voglia di tornare indietro. Le tentazioni vengono quando siamo deboli a tal punto da farci sentire soli e abbandonati.
Le tentazioni non si esauriscono mai, si rinnovano sempre; esse sono presagio che Dio è con noi. Reagiamo con calma e pace sapendo che nulla e nessuno può separarci dell’amore di Dio (cfr. Rom 8,38-39) perché a Lui apparteniamo (cfr. Gv 10,27-30).












