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Commento al Vangelo, 17 maggio 2026 – Mt 28,16-20

Oggi la liturgia ricorda l’evento dell’Ascensione di Gesù al cielo.
Ciò che colpisce è dove l’evangelista Matteo, diversamente da Luca, ambienta questo evento. Per Luca avviene nei pressi di Betania vicino a Gerusalemme, per Matteo in Galilea. Due versioni diverse che si completano a vicenda, ma che contengono lo stesso messaggio: l’Ascensione segna l’inizio della missione della Chiesa, quella di andare in tutto il mondo per fare discepoli. Se per Luca la missione sarà fatta in forza dell’effusione dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, per Matteo essa è caratterizzata dalla presenza costante di Gesù. Per il Vangelo di Matteo, Gesù non se ne va, ma rimane accanto ai discepoli per sempre, una presenza che dura quanto il mondo. Gesù rimane con i Suoi, succeda quel che succeda, sia nei successi che nei fallimenti, sia nelle gioie che nelle sofferenze, sia nell’accoglienza che nel rifiuto e nelle persecuzioni. Ma soprattutto sarà con noi indipendentemente dalla nostra santità: sempre con la Sua Chiesa che siamo noi.
La missione evangelica comprende, prima di tutto, un andare verso il mondo senza remore e senza paura. Si tratta di diventare discepoli con gli altri e di camminare in osservanza del vero comandamento che ci ha lasciato Gesù, quello dell’amore. Fare discepoli non si tratta indottrinare, ma intraprendere un cammino dove si impara ad essere fratelli. Questo implica rifiutare una modalità evangelizzatrice colonizzatrice e, invece, assumere un atteggiamento di condivisione umile e sincera. Significa non voler convertire l’altro a noi, ma, al contrario, convertire noi all’altro. Questo non è annacquare o relativizzare il Vangelo, ma è vivere il cuore del messaggio di Gesù, quello di fare dell’altro un amico e non più un nemico come ci ha ben ricordato Gesù nel discorso della montagna riportato dallo stesso Vangelo di Matteo (cfr. Mt 5,21-26.38-48; 7,1-5). Ecco che serve una visione benevola verso il mondo, verso la vita, verso gli altri.
Gli altri non sono da convertire, ma da amare. Il vero battesimo, al di là del semplice rito liturgico, diventa così accoglienza amorosa, un’accoglienza comunitaria ed ecclesiale che sa di fraternità e che testimonia la presenza viva di Gesù. Diversamente non saremo segno della vicinanza di Gesù che non ha esitato di dare la vita per amore.
Andare per amare l’altro perché senta la vicinanza di Dio è la missione evangelica priva di ogni trionfalismo e di conquista e che sa di Vangelo. E Gesù sarà accanto a noi per guidarci, illuminarci, un Gesù che possiede ogni potere in cielo e in terra. È un potere che consiste nella capacità di amare e di accogliere l’altro, di camminare assieme come fratelli. Non è un potere secolare, come siamo abituati a considerare, è un potere che si chiama fratellanza, un potere che ci rende capaci di perdere per amore. Si tratta di andare fino ai confini della terra incontro agli uomini. Ciò significa cominciare ad uscire da noi stessi, dalle nostre comodità per aprirci agli altri in ascolto dei loro bisogni. È accorciare le distanze perché l’altro si scopra interessante per Dio, desiderato e amato. E questo “altro” si trova dovunque, basta cercarlo. Andare fino ai confini della terra, non ha solo un significato geografico; più propriamente significa saper scovare in ogni situazione esistenziale la possibilità di comunione. In ogni angolo della terra, in ogni situazione c’è sempre un “altro” che aspetta di diventare nostro fratello e discepolo di Gesù. Ed anche lì ci sarà Gesù perché non ha mai abbandonato questo mondo ed è accanto dove ci si incontra.
È interessante, poi, la nota geografica di Matteo: andarono in Galilea. È il luogo simbolo dove tutto è iniziato, dove Gesù seduto sul monte ha proclamato le beatitudini e la Legge dell’amore, dove ha chiamato i discepoli, dove ha compiuto la maggior parte dei miracoli ed ha parlato al popolo bisognoso che Lo seguiva. In Galilea ha iniziato il Suo ministero e da lì si riparte con la certezza che non siamo soli, che Gesù cammina con noi rivestiti del vero potere di amare. Galilea è la promessa che anche noi saremo capaci di amare come Gesù senza paura del diverso.
Allarghiamo lo spazio della nostra comunione e convertiamoci all’uomo concreto condividendo con i fratelli la gioia del Vangelo per diventare un popolo di discepoli.
Non serve andare lontano, basta scorgere il povero che sta seduto alla porta in attesa della nostra mano tesa.