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Commento al Vangelo, 14 dicembre 2025 – Mt 11,2-11

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?
È su questa domanda rivolta a Gesù per conto di Giovanni Battista che ruota tutto il brano evangelico. Giovanni Battista, lui che aveva indicato Gesù come il Messia, ora nutre dubbi.
Perché?
Semplicemente perché la predicazione e l’agire di Gesù non solo non combaciavano con le aspettative escatologiche e messianiche del tempo e dello stesso Giovanni Battista, ma andavano palesemente contro la Legge, presentando un volto di Dio che discostava dalla visione ereditata dall’Antico Testamento. Gesù annunciava la misericordia, non la giustizia, operava benevolenza verso i peccatori e i diseredati, ai poveri veniva annunciata la lieta novella, a tutti veniva offerto gratuitamente il Regno al di là dei meriti. Ma soprattutto Gesù amava stare con quest’ultimi in quanto si considerava il loro medico: Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori (Mt 9,12-13). Tutto questo andava oltre la Legge! Era troppo anche per i più aperti e forse anche per lo stesso Giovanni Battista. Questo Gesù addirittura si metteva allo stesso livello di Dio: Avete inteso che fu detto… Ma io vi dico… come più volte ripetuto nel famoso discorso Poteva dunque essere Gesù il Messia promesso?
Questi stessi dubbi spesso sono dentro di noi. Spesso attendiamo un Gesù diverso da quello che pensiamo. Vorremmo un Gesù che operi secondo i nostri desideri, condiscendente al nostro pensare, al nostro sentire, alle nostre aspirazioni. Vorremmo un Gesù addomesticato, un notaio del nostro sistema religioso, non un rivoluzionario. In definitiva vorremo un Gesù giudice che giudica il nostro operato dandoci in premio la sospirata ricompensa.
In realtà la logica evangelica è opposta: la bontà di Dio non è solo per i buoni, ma è sempre per tutti, buoni e cattivi (cfr. Matteo 5,45). Non è la logica del merito, ma della misericordia. Non siamo noi che dobbiamo andare da Dio e credere perché non ne siamo capaci; è invece vero il contrario: è Lui che ci viene incontro, ci solleva, ci benedice. Sorge così la fiducia, una fiducia che nasce quando la nostra povertà si incontra con la Sua misericordia.
E la risposta di Gesù non ha fatto altro che confermare tutto questo, non una risposta dottrinale, ma operando segni di misericordia: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo.
Il compito di Giovanni Battista è stato quello di introdurci in un’attesa che avrebbe superato ogni nostra aspettativa a tal punto che anche in lui stesso ha suscitato certamente perplessità, ma anche stupore e meraviglia. Pure lui alla fine della vita è stato chiamato a convertirsi alla novità del Vangelo.
Siamo invitati a superare lo scandalo della misericordia. Non è sempre facile accogliere questo modo di fare di Dio perché ci disarma di fronte alle nostre autosufficienze e pretese. Alla fine non ci rimane altro che essere riconoscenti per la Sua bontà. È questa la conversione che ci è richiesta e ci immette in una feconda attesa.
Non scandalizziamoci di questo nuovo modo di fare di Dio segnato dalla misericordia.
Rimaniamo aperti alla Sua venuta che è sempre nuova e così sorgerà una speranza in un domani benedetto ed una fiducia forte che sa rinascere dalle ceneri delle nostre cadute.
Rimaniamo aperti in un atteggiamento di gratitudine e di meraviglia, andando oltre il nostro giudizio di merito.
Impariamo da Giovanni Battista a lasciarci contagiare dalla novità del Vangelo per non rimanere chiusi nei nostri schemi che oppongono sempre buono e cattivo, santità e peccato, premio e castigo, giudizio e misericordia: Dio è più grande e sempre nuovo!
In questo modo prepareremo la strada alla misericordia del Dio di Gesù, il Padre che sempre ama presente nella nostra vita.