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Commento al Vangelo, 03/05/2026 – Gv 14,1-12

… perché dove sono io siate anche voi.
Con questa affermazione Gesù vuole rassicurare i discepoli di fronte alla Sua imminente morte in croce. I discepoli avevano bisogno di una speranza più forte di ciò che avrebbero visto e vissuto in prima persona. A breve sarebbero rimasti soli. Ecco che Gesù afferma che la Sua missione non termina con la Sua morte, ma continua presso il Padre da dove ritornerà appena avrà preparato un posto per loro. Gesù se ne va, ma non li abbandona; va a preparare un futuro migliore. Va per ritornare perché la Sua intenzione non è di lasciare soli i Suoi, ma che essi siano dove è Lui. E se Lui sarà presso il Padre, allora anche i discepoli saranno presso il Padre.
Ecco una prima nota che ci incoraggia nella nostra vita: non siamo soli. Ci è assicurata la vicinanza a Dio nonostante la realtà dura delle vicende terrene possa dire il contrario.
È l’invito a non turbarci anche quando ci sentiamo abbandonati ed il futuro rimane oscuro ed incerto.
Così è stato pure per Gesù. All’orizzonte vedeva quale fosse stato l’epilogo doloroso della Sua vita, ma proprio per questo si è affidato al Padre. Sarebbe andato non solo incontro alla morte, ma sarebbe andato dal Padre perché non era possibile che fossero divisi. Gesù vedeva oltre i crudi fatti: vedeva accanto a sé il Padre. È questa la vera dimora, non un luogo, ma un modo di essere: vivere con il Padre fino ad essere una sola cosa. Dove c’è Gesù, c’è il Padre e dove c’è il Padre, c’è Gesù. E questo in analogia è dato anche a noi: dove c’è Gesù, ci siamo noi e dove siamo noi, c’è Gesù.
In questo modo Gesù si propone come la via, la verità e la vita che ci garantisce la comunione con il Padre, che apre il futuro ad una nuova speranza, ad una vicinanza più forte di ogni male che vince la paura di essere abbandonati.
Ecco l’invito ad avere fiducia in Gesù, nelle Sue parole e nelle Sue opere. E questa fiducia si alimenta di parole e di opere.
Sono le Parole del Vangelo che riscaldano il cuore e lo elevano sopra le vicende dolorose che tolgono ossigeno e spengono ogni fiamma di speranza. La Parola di Gesù ha calmato il mare, espulso i demoni, perdonato, consolato e guarito. La Parola porta vita, crea speranza e suscita attesa nel compimento. Essa ci rende capaci di vedere la presenza di Dio anche quando sembra essersi allontanato. È l’invito ad accogliere la Parola, a portarla dentro di sé come luce, a fissarla nella nostra memoria e sulle nostre labbra. Il turbamento si vince con la Parola accolta e proclamata.
Le opere che nutrono la nostra fede e vincono il turbamento, non sono le nostre, ma quelle di Dio. E l’opera di Dio essenzialmente si chiama misericordia. È nel perdono che Dio manifesta la Sua onnipotenza facendoci sentire amati e donandoci la possibilità di ricominciare, sempre e comunque, nonostante i nostri limiti, fallimenti e peccati. È l’invito a metter un limite al male perché superato dall’amore benevolo di Dio. Il turbamento si vince con la misericordia accolta e vissuta nella gratitudine.
Lasciamo che la Parola del Vangelo riscaldi il nostro cuore e che la misericordia alimenti la nostra speranza: allora il futuro non ci spaventerà più perché accanto a noi vedremo Gesù.