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Commento al Vangelo, 1 marzo 2026 – Mt 17,1-9

Come vivere questo tempo di Quaresima?
Il brano del Vangelo proposto dalla liturgia odierna suggerisce alcuni atteggiamenti concreti alla portata di tutti.
Un modo di vivere la Quaresima è rafforzare la comunione tra di noi e quando è tra di noi sicuramente è con Dio come dice la Scrittura: Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi… Se uno dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello (1Gv 4,12.20-21).
Ecco che nel brano evangelico si racconta che Gesù si ritira su un monte alto portando con sé Pietro, Giacomo e Giovanni.
È un ritirarsi fisico, non intenzionale, non virtuale; è, al contrario, ritagliarsi del tempo per stare
insieme, uno accanto all’altro, loro soli. Non è un isolarsi che esclude gli altri; è, invece, non permettere che ci sia confusione, distrazione o altro che interferisca nello stare uno di fronte all’altro. Si desidera stare in modo gratuito, non per altro. A volte bisogna avere il coraggio di spogliarsi di tanti interessi per rimanere con i fratelli.
E questa è la volontà di Dio. È Gesù stesso che prende l’iniziativa ed invita alcuni degli apostoli.
Stare insieme è un’indicazione che ha un sapore divino, non è solo un desiderio che ha radici nella nostra natura umana. O meglio detto, la nostra natura di uomini porta in sé l’impronta, la spinta divina della comunione: non possiamo stare soli; è binomio inscindibile perché dove c’è Dio ci sono gli uomini e dove ci sono gli uomini c’è Dio.
È uno stare insieme umano e divino dove si condivide ciò che è nel profondo del cuore, dove si svelano i desideri più profondi che diventano, poi, solidarietà e preghiera di gratitudine e di intercessione.
Quando si sta insieme i nostri occhi vedono ciò che di solito non vedono; si vede l’altro trasformato in meglio, la mente si allarga a pensieri più generosi e si odono parole amichevoli e non più nemiche. Tutti diventano luminosi: si vede, si pensa e si agisce diversamente. Quando si è insieme si fa esperienza di Dio presente e ognuno diventa dimora di Dio.
Così è stato per Gesù e gli apostoli sul monte. Gesù verrà confermato come il Figlio amato e gli apostoli, per la prima volta, vedranno Gesù alla pari di Mosè e di Elia, pieno di luce, nel quale Dio ha posto il Suo compiacimento.
Nasce così una nuova fratellanza segnata dalla comunione reciproca tra di noi dove Dio si rende presente con il Suo amore. Si vuole rimanere semplicemente fratelli.
Ecco l’urgenza di creare quelle condizioni che rendono possibile la Trasfigurazione, che aiutano
lo stare in disparte per gioire della presenza di Gesù e dei fratelli attraverso una sincera condivisione.
Insieme stare, insieme condividere per vedere Gesù come il Risorto, per vedere l’altro come amico per una nuova missione piena di speranza.