Commento al Vangelo, 1 febbraio 2026 – Mt 5,1-12
Beato è colui che sa essere felice.
Un’affermazione impegnativa che suscita domande quali cosa sia la felicità e se si possa essere felici in questa vita sapendo che è piena di tribolazioni.
Felicità non è certamente assenza di problemi, di prove e di difficoltà, diversamente non sarebbe possibile in questa terra. Essere felice è l’arte di saper gustare la vita, di vedere il dono di Dio presente nonostante tutto. È proprio un’arte che si apprende piano piano nella misura che ci si sente amati. In questo Dio è sempre in azione, pronto a starci vicino perché la nostra vita possa avere gusto. In fin dei conti è proprio questa la missione di Gesù: farci gustate la gioia di essere uomini, creati ad immagine e somiglianza di Dio, di essere in comunione e in pace con il Padre che ci vuole a tutti i costi accanto a sé.
Forse è questa è la testimonianza più significativa che possiamo dare al mondo di oggi: si è felici nella misura che si vive intensamente la propria vita e si vive nella misura che ci si sente amati.
Non serve scappare o rifugiarsi in mondi virtuali, in un isolamento asettico, ma basta vivere l’esistenza come un dono lasciandoci amare dai fratelli, ognuno secondo le proprie possibilità concrete.
La beatitudine è possibile, ripeto, nella misura che ci si sente amati. E quando ci si sente amati, allora la vita cambia, si colora e si riempie di gratitudine, pur rimanendo presenti le difficoltà.
Allora si diventa capaci di gustare la vita come un dono, si diventa capaci di amare, di essere in pace con la nostra esistenza e con coloro che ci sono attorno.
Ma come faccio a sentirmi amato?
Qui entra il principio della sacramentalità: la realtà invisibile si autocomunica e si concretizza in un segno visibile. Infatti non posso amare Dio che non vedo se non amo il fratello che vedo (cfr. 1Gv 4,20-21). Il fratello è la via ordinaria di come Dio ci fa sentire il Suo amore.
Gareggiamo nell’amarci sinceramente di vero cuore ed allora ci sentiremo amati, saremo beati, saremo felici.
Per questo il nostro maggior sforzo non è voler eliminare in modo ossessivo, anche se legittimo, ogni dolore, ogni prova, ogni limite per inseguire una felicità illusoria senza difetti, come ci suggerisce una cultura mondana. Al contrario la nostra priorità è lasciarci avvicinare dai fratelli per vivere il dono della vicinanza e dell’amore fraterno. È l’amore fraterno il laboratorio dove si apprende l’arte della felicità dell’essere beati, uno stile di vita evangelico.












