Commento al Vangelo, 8 novembre 2026 – Mt 25,1-13
Di fronte a questa parabola emerge una domanda: perché le vergini che avevano l’olio non lo hanno condiviso con le altre? Non si sono forse comportate da egoiste?
È una parabola dura che ci esorta a saper vivere le vicende umane con un cuore pronto all’incontro con Dio. Non si tratta di escludere glia altri, ma di riuscire ad accendere la propria luce per riconoscere il Signore quando verrà per la festa delle nozze.
Ecco l’invito ad avere il necessario per andare incontro al Signore, ad essere saggi.
In che cosa consiste questa saggezza? Nel saper prevedere che ti verrà a mancare l’olio e quindi a fare riserva.
Tutti siamo in attesa della visita del Signore. È una visita che non si riduce solo alla fine della vita o dei tempi; la Sua visita è continua e la incontriamo in mezzo alle vicende della nostra esistenza; Lui si rende presente per portarci la Sua benedizione. Questa presenza la potremmo interpretare come un continuo rendersi vicino, proprio in forza della Sua volontà di comunicarci il Suo amore.
Ma non sempre siamo in condizione di riconoscere la Sua venuta; spesso siamo colti dal sonno, da un torpore che annebbia la vista e non riusciamo a vedere la Sua presenza. E quando manca la luce, la realtà appare diversa e prende il sopravvento paura e disperazione.
Per questo è necessario fare scorta di olio per poter accendere la lampada e poter vedere che
Colui che ci viene incontro non è un nemico, non è un fantasma, ma è il buon pastore che si avvicina non per castigare, ma per benedire. Abbiamo bisogno di vedere il vero volto di Dio che ama, di conoscere il Suo cuore che non condanna ma che usa misericordia.
Come fare per vedere Dio presente in mezzo alle prove? Cos’è questo olio che serve ad accendere il nostro cuore e così rischiarare la nostra vista? Come diventare saggi?
Non è questione di morale; tutti ci addormentiamo e non c’è da meravigliarsi. La debolezza è parte della nostra vita. Sempre rimarremo deboli e bisognosi di misericordia; tutti siamo peccatori! L’attesa ha snervato tutte le dieci vergini, nessuna è riuscita a rimanere sveglia nell’attesa dell’arrivo dello sposo. L’attesa indebolisce chiunque. E in questo le vergini non vengono biasimate.
Per questo motivo, la nostra lotta non sta nell’eliminare la debolezza, ma nel sapere reagire in modo saggio al grido dell’annuncio dell’arrivo dello sposo. La vita con le sue vicende, buone e cattive, non sono altro che delle grida che annunciano che il Signore è vicino; è l’invito a riconoscere la presenza del Signore anche quando è mezzanotte, quando tutto è buio, proprio quando uno meno se lo aspetta e non nu si aspetta nulla di nuovo. È mettersi nell’ottica che niente è nascosto al Signore, che tutto è da Lui guidato e che tutto è da Lui visto con compassione. Siamo sempre nelle Sue mani!
Il nostro compito non è rimanere svegli, ma accendere la lampada quando viene lo sposo e andargli incontro. Serve avere olio in riserva.
Questo olio è la fiducia, una fiducia in Dio e nei fratelli.
Siamo salvati mediante la fede (cfr. Ef 2,8). E questa fede ha sempre due facce: la faccia di Dio e la faccia dei fratelli. Ecco serve far riserva di fiducia che ci permette di ripartire e di rialzarci per sentire la vicinanza amorevole di Dio.
La fiducia in Dio si nutre di una preghiera filiale e la fiducia nei fratelli si nutre di sincera e benevola accoglienza. Un esempio ci è dato dallo stesso Gesù nell’orto del Getsemani dove si è ritirato in preghiera in compagnia dei Suoi discepoli. Per Gesù fu un momento oscuro, che però ha saputo interpretare come una visita del Padre che gli anticipava la resurrezione. Certamente non fu facile accendere la lampada e seguire l’invito del Padre ad andare incontro alla morte di croce e vedere in essa il compimento delle promesse. Aveva bisogno di olio: una preghiera filiale e la vicinanza degli apostoli.
Preghiera e fratelli ci permettono di svegliarci dal sonno, di accendere la nostra lampada e vedere la presenza del Signore nelle vicende umane con la certezza che Lui è sempre al nostro fianco e non ci negata mai la benedizione.











