Commento al Vangelo, 25 gennaio 2026 – Mt 4,12-23
Dal racconto evangelico sembra si possa dedurre che la missione di Gesù inizi dopo l’arresto di Giovanni Battista. Questo dato cronologico è rivelatore di una nota teologica: Gesù inizia il Suo ministero dalla Galilea invitando il popolo a convertirsi alla vicinanza del Regno. Galilea e vicinanza sono due parole che ci aiutano a comprendere la novità della missione di Gesù.
Galilea
La Galilea era una regione detta delle genti per indicare una terra dove coabitavano diverse popolazioni e diversi culti. Questa indicazione geografica ha un valore teologico, cioè dimostrare la vera intenzione di Dio, quella di essere lì dove sembra regnare la Sua assenza, lì dove non tutto è conforme ai dettami divini, lì dove regna il male, l’ignoranza e l’oscurità. La Galilea in passato era stata resa schiava e non aveva più riacquistato la sua purezza e la sua libertà, ma ora diventa teatro dove Dio prende dimora e più precisamente a Cafarnao sulle rive del Lago di Tiberiade. È la dimostrazione del Suo amore e della Sua volontà di non lasciare solo nessuno: tutti sono raggiunti dalla Sua presenza. Dio ama stare dove non ci si aspetta, lì dove si pensa non possa venire a visitarci. Lì lo possiamo incontrare. Gesù inizia da chi ha bisogno, cioè da noi. Il bisogno, così, diventa motivo per essere in prima fila per ricevere la Sua misericordia e sperimentare la Sua vicinanza. Noi tutti siamo Galilei!
Vicinanza
Se questa è l’intenzione di Dio, allora possiamo dedurre che Egli si presenta come una vicinanza che rassicura, che promette, che consola. Gesù infatti impronterà la Sua missione stando con gli ultimi, con la carne ferita dalla vita e dal peccato al fine di mostrare che Dio non è lontano, ma è più vicino di quanto si pensi. Non è un Dio che viene per combattere il male e vincerlo come desidereremmo; al contrario viene per stare accanto e così custodirci dal male che attenta alla nostra speranza. Egli viene accanto a noi poveri feriti e tali però rimaniamo, ma non più soli, non più abbandonati. Questa è la vera vittoria: mai soli, sempre amati! La vita assume un tono diverso, più leggero e sereno quando ci si presenta davanti al Signore con un cuore aperto e povero. Poco importa se davvero ci sarà il cambio desiderato; ciò che conta è che sperimenteremo che, nonostante il nostro male, Dio ci è vicino.
Questa è la conversione richiesta da Gesù: non semplicemente un cambio morale, ma un cambio di mentalità di modo da poter sentire che il Signore rimane accanto a noi.
In questo sta la novità portata da Gesù: vicinanza misericordiosa per tutti. Egli non è un agente purificatore, ma presenza che consola e che non abbandona. La predicazione di Giovanni Battista incentrata sul giudizio cede il posto alla misericordia.
In questa luce si comprende la chiamata degli apostoli Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni perché fossero, come Gesù, dei veri pescatori, cioè persone che vanno in ricerca del bisognoso per essere segno del calore della consolazione. E questi apostoli sono abitanti della Galilea delle genti, sono dei bisognosi che hanno ricevuto la visita del Signore. Il vero apostolo non è il super uomo granitico dotato di una volontà indefettibile, ma è un bisognoso permanente che viene continuamente visitato dalla bontà di Dio. Per questo sa comprendere cosa significa essere ferito e povero, cosa valga il calore di una presenza che consola e rassicura. Si diventa così segno di vicinanza del Regno.
Questa è la buona notizia di Gesù: i bisognosi diventano dei privilegiati perché avvicinati da Dio e quindi capaci di annunciare il Regno di Dio fatto di misericordia e di compagnia.
Non siamo solo Galilei, ma tutti siamo anche apostoli.












