Santo del Giorno, 30 aprile – San Pio V
Papa Pio V, al secolo Antonio (in religione Michele) Ghislieri, fu il 225º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, sovrano dello Stato Pontificio, oltre agli altri titoli propri del romano pontefice, dal 7 gennaio 1566 alla sua morte.
Antonio Ghislieri nacque a Bosco da Paolo e Dominina Augeri. A dispetto delle umili condizioni dell’infanzia e della prima giovinezza, apparteneva al ramo primogenito della nobile e potente famiglia bolognese dei Ghislieri.
Antonio entrò a quattordici anni nel convento domenicano di Voghera, assumendo il nome di Michele. Compì in seguito il noviziato presso il convento di Vigevano, ove emise i voti solenni nel 1519. Completò la sua formazione umanistica e teologica presso lo studium conventuale. Nel 1528 fu ordinato sacerdote a Genova dal cardinale Innocenzo Cybo.
Fra’ Michele dedicò i primi anni di ministero all’insegnamento della teologia, di cui fu lettore nei conventi domenicani di Pavia, Alba e Vigevano. Dal 1528 al 1544 insegnò inoltre filosofia presso l’Università di Pavia e fu per breve tempo docente di teologia presso l’Università di Bologna.
l’11 ottobre 1542 lo nominarono commissario e vicario inquisitoriale per la diocesi di Pavia, ricevendo così il primo incarico nell’attività cui avrebbe dedicato fino alla morte tutte le sue energie.
Grazie all’intercessione del cardinale Carafa, il Ghislieri fu nominato il 3 giugno 1551 commissario generale dell’Inquisizione romana. Si occupò da subito dei processi contro i cardinali Reginald Pole, Giovanni Morone e contro l’umanista fiorentino Pietro Carnesecchi.

Il 7 gennaio 1566, un accordo stabilito fra i cardinali Carlo Borromeo e Alessandro Farnese permise la sua elezione a Papa. La sua elezione fece tremare la Curia romana e non solo quella. Serietà e inflessibilità iniziarono immediatamente.
Utilizzò qualsiasi mezzo in suo possesso per migliorare il comportamento di molte persone. Emise bolle, punì l’accattonaggio, vietò i festeggiamenti del carnevale. Inoltre fece allontanare le prostitute da Roma. Per i bestemmiatori decise di utilizzare sanzioni economiche e corporali. Puniva gli adulteri allo scopo di difendere il vincolo matrimoniale.
Pio V fu anche un oppositore del nepotismo. Ai numerosi parenti accorsi a Roma con la speranza di ottenere da lui qualche privilegio e beneficio economico, Pio V disse che un parente del Papa può considerarsi sufficientemente ricco se non conosce la miseria
Il 19 gennaio 1567 il pontefice pubblicò la bolla Cum nos nuper, con la quale revocò molte concessioni di Pio IV. Obbligò gli ebrei a vendere tutte le loro proprietà e gli immobili acquistati durante il pontificato del predecessore. Il 26 febbraio 1569 pubblicò la bolla Hebraeorum gens, che sancì l’espulsione di tutti gli Ebrei dallo Stato Pontificio, ad esclusione di coloro che accettavano di risiedere nei ghetti di Roma, Ancona e Avignone. Gli ebrei residenti nei centri più prossimi a Roma emigrarono nel ghetto romano, che in pochi anni divenne sovrappopolato.
L’intransigenza, l’inflessibilità e lo zelo di cui il Pontefice diede prova nelle relazioni con i potenti dell’Europa del tempo gli procurarono non pochi avversari. Il nuovo pontefice vide riconosciute le decisioni del Concilio di Trento in Italia, Germania, Polonia e Portogallo. Tra i monarchi cattolici, solo il re di Francia oppose un diniego. Filippo II di Spagna recepì i decreti conciliari solo a patto che essi non contrastassero con le proprie prerogative regali.
Nel 1566 il Papa creò una rete di informatori formata da agenti dislocati presso tutte le corti europee e da sicari con lo scopo di contrastare i protestanti con tutti i mezzi. La denominarono «Santa Alleanza» ed è considerato il primo servizio segreto pontificio.
Il documento più importante per quanto riguarda l’amministrazione dei territori pontifici fu la bolla Admonet nos (29 marzo 1567). Con essa si dichiarava l’inalienabilità delle terre di pertinenza della Chiesa e il divieto di infeudarle. La bolla ebbe anche l’effetto di porre fine al “grande nepotismo”, ovvero la cessione da parte del pontefice di ampie giurisdizioni ai propri parenti.
Il 23 maggio 1567 Pio V pubblicò la bolla Prohibitio alienandi et infeudandi civitates et loca Sanctae Romanae Ecclesiae. Con essa il papa vietava ai figli illegittimi l’investitura di feudi della Chiesa. Per alcune casate nobiliari, che amministravano feudi ecclesiastici come quella Estense, il provvedimento ebbe effetti decisivi: infatti nel giro di due generazioni si esaurì la lista dei successori del Ducato di Ferrara.
Il 21 agosto 1569 il pontefice accordò a Cosimo I de’ Medici il titolo di granduca di Toscana, premiandolo per lo zelo nella lotta contro l’eresia e per il suo impegno nella guerra in Francia contro gli Ugonotti.
Nel 1571 gli ottomani conquistarono in successione le due città principali dell’isola di Cipro: Nicosia e Famagosta. Pio V, comprendendo come l’avanzata turca rappresentasse una minaccia per la libertà dell’Europa, organizzò una coalizione dei principali Paesi europei. Si costituì così la Lega Santa (1571), che il pontefice pose sotto la protezione della Madre di Dio. La Lega Santa organizzò la flotta che poi sconfisse gli ottomani nella famosa Battaglia di Lepanto (golfo di Corinto, 7 ottobre 1571). Due giorni prima dell’annuncio ufficiale, il papa avrebbe avuto per via soprannaturale la notizia della vittoria, comunicandola ai cardinali che erano a Roma in riunione con lui, e ordinando che le campane delle chiese romane suonassero a distesa.
L’anno successivo, il 7 ottobre venne celebrato il primo anniversario della vittoria di Lepanto. Pio V consacrò la vittoria ottenuta «…per intercessione dell’augusta Madre del Salvatore, Maria», intitolando il giorno 7 ottobre a «Nostra Signora della Vittoria», successivamente rinominata da papa Gregorio XIII in Nostra Signora del Rosario. Il Senato veneto fece dipingere la scena della battaglia nella sala delle adunanze con la scritta: Non la forza, non le armi, non i comandanti, ma il Rosario di Maria ci ha resi vittoriosi!.

Pio V, spossato da una grave ipertrofia prostatica di cui, per pudicizia, non volle essere neanche visitato, si spense la sera del 1º maggio 1572, all’età di 68 anni.
Lo seppellirono nella Basilica Vaticana. Il 9 gennaio 1588 le sue spoglie furono trasferite nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.
Papa Clemente X lo beatificò nel 1672 e papa Clemente XI lo canonizzò il 22 maggio 1712.
La sua festa liturgica, fissata inizialmente al 5 maggio, ancora si celebra in questa data nella Forma straordinaria. Nel 1969, con la riforma del calendario liturgico, ci fu il degrado della ricorrenza a memoria facoltativa, fissata poi al 30 aprile.
Fonte: Wikipedia