Commento al Vangelo, 26 aprile 2026 – Gv 10,1-10
L’espressione di Gesù, Io sono la porta delle pecore, sembra essere la chiave per un’interpretazione di questo brano evangelico. È lo stile dell’evangelista Giovanni, quello di usare dei simboli per presentare Gesù, il Figlio di Dio incarnato per noi. In questo caso la porta diventa l’immagine plastica per dire che Gesù è l’unico Salvatore, l’unica Via attraverso la quale troviamo pascolo e vita.
Questa immagine della porta si può interpretare in forme diverse, una più dottrinale e una più esistenziale.
Dal punto di vista eminentemente dottrinale il riconoscimento di Gesù diventa necessario per ottenere la salvezza. Ne consegue che non esistono altre vie per la nostra salvezza. Questo è vero perché non esiste nessun intermediario come cita la prima lettera a Timoteo: Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù (1Tm 2,5). Dall’altra parte, però, in questo modo si nega la salvezza a tutti gli altri che, per diversi motivi, consci o inconsci, non riconoscono Gesù come tale. Ma ciò non concorda con la volontà salvifica universale di Dio che vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità (cfr. 1Tm 2,4). Certamente la teologia è riuscita a buona ragione a districarsi in modo da non escludere nessuno dalla salvezza.
Esiste, però, un’altra interpretazione che possiamo definire esistenziale secondo la quale ciò che conta è vivere lo stesso messaggio evangelico di Gesù, quello dell’amore sull’esempio del pastore che dona la vita per le Sue pecore. Gesù rimane sempre l’unico mediatore inteso in chiave dinamica come stile di vita che si incarna in diverse forme storiche.
Gesù è la porta non solo in senso dogmatico, ma lo è anche in chiave esistenziale nel senso che Lui è la porta in quanto ciò che ci unisce a Lui e ci salva è l’amore. Non è il conoscere la verità che fa la differenza, ma vivere e accogliere il Vangelo, avere lo stesso Spirito e gli stessi sentimenti di figliolanza di Gesù. Diversamente si cadrebbe in una pericolosa gnosi che aprirebbe le porte ad una presunzione tipica di un comportamento farisaico che Gesù ha condannato come contrario al Suo messaggio.
Gesù è la porta attraverso la quale si vive il Regno di Dio dove tutti ci scopriamo pecore e troviamo pascolo. È così che le pecore hanno vita, sono custodite e diventano un solo gregge. È così che ci sarà un solo linguaggio, quello dell’amore, un linguaggio comune a tutto il gregge la cui grammatica è dare vita per gli amici. Gesù è la porta perché ha amato fino alla fine dando tutto se stesso: …io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore (Gv 10,10-11).
Si passa dalla porta quando si ama; allora si parla l’unico linguaggio della fratellanza.
Non si tratta solo di riconoscere Gesù, ma di amare come Gesù. La tentazione è sempre in agguato nel rassicurarci che siamo a posto perché abbiamo una fede esplicita in Gesù, mentre il cuore non è capace di un gesto di vicinanza.
Ciò che conta non è il possesso della verità, ma vivere la verità che si chiama carità. Si tratta di andare oltre i nostri confini e le nostre convinzioni facendo gesti di accoglienza come ci ricorda il Vangelo: Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli…. Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,20.43-45).
E lo Spirito viene in aiuto alla nostra povertà per sostenerci nell’amore concreto, lo Spirito che Gesù effonde generosamente a tutti coloro che si lasciano commuovere dalla miseria del prossimo, che si lasciano coinvolgere e sanno riconoscerlo come fratello, un fratello che ha una stessa carne e stesse ossa.
Passare attraverso la porta è una questione dinamica: si ama sempre. Solo allora diventeremo veramente pecore dell’unico pastore, Gesù.













