Il Santo del Giorno

Santo del Giorno, 7 febbraio – San Teodoro di Amasea

Teodoro di Amasea, noto anche come Teodoro Tiro o Tirone (dal greco Tyron = soldato), era un soldato greco dell’esercito romano nel Ponto. Subì il martirio per la fede in Cristo. La Chiesa cattolica e le Chiese orientali lo considerano santo. Ebbe nel Medioevo un culto assai vasto. Il suo culto è legato a un noto panegirico che pronunciò Gregorio di Nissa e poi al suo patronato sui militari, soldati e reclute. Venezia lo ebbe come santo protettore, poi san Marco lo affiancò nel ruolo quando le reliquie del martire andarono dall’Oriente a Brindisi (città di cui è tuttora patrono). In conseguenza di questo, probabilmente, a Venezia fu creato un altro santo Teodoro. Questo era generale e non soldato, e conosciuto come Teodoro di Eraclea o anche come Teodoro Stratelate (dal greco Stratelátes = portatore di lancia).

Biografia

Non si conosce la città natale di Teodoro. Secondo alcuni sarebbe nato in Cilicia, secondo altri in Armenia. Secondo la tradizione si arruolò nell’esercito romano. Al tempo del Caesar Galerio (293-305), fu trasferito con la sua legione, denominata Marmarica (ovvero la Cohorte terza Valeria) nei quartieri invernali di Amasea (l’odierna Amasya nel Ponto, a ridosso del Mar Nero). Era allora in atto la persecuzione contro i cristiani che Diocleziano aveva già avviato (284-305) e che Galerio, imperatore dal 305, aveva reiterato con una serie di editti che prescrivevano a tutti di fare sacrifici e libagioni agli dei.

Teodoro rifiutò di sacrificare agli dei, nonostante le sollecitazioni dei compagni. Lo accusarono di essere cristiano e deferito al giudizio del tribuno. Durante l’interrogatorio, nonostante l’alternanza di minacce e promesse, rifiutò nuovamente di sacrificare agli dei. È nota la riluttanza dei governatori a mandare a morte gli accusati, ancor di più in questo caso trattandosi di un legionario. Essi preferivano ricorrere alla tortura per piegarne la resistenza e far loro salva la vita. Il prefetto Brinca, comandante della legione Marmarica, vista anche la giovane età e l’intelligenza di Teodoro, si limitò a minacciarlo. Gli concesse poi una breve dilazione temporale per permettergli di riflettere.

Teodoro invece ne approfittò per continuare l’opera di proselitismo. Per dimostrare che non aveva alcuna intenzione di abiurare la religione cristiana, incendiò il tempio della gran madre degli dei Cibele che sorgeva al centro di Amasea, presso il fiume Iris. Così lo arrestarono nuovamente e il giudice del luogo, tale Publio, ordinò che venisse flagellato, rinchiuso in carcere e lasciato morire di fame. Ma questa punizione sembrava non avere nessun effetto su Teodoro. Anzi, egli rifiutò persino il bicchiere d’acqua e l’oncia di pane al giorno, che i suoi carcerieri gli porgevano.

Scampato miracolosamente alla morte per fame, Teodoro venne infine tolto dal carcere e ricondotto in giudizio. I magistrati lo sollecitarono vivamente di accondiscendere alla volontà degli imperatori anche solo in apparenza, promettendo che lo avrebbero lasciato libero. Gli offrirono perfino la carica di pontefice. Teodoro rifiutò sdegnosamente e tenne testa al tribunale, non riconoscendo i loro dei. Si beffò delle proposte che gli venivano fatte. Inoltre testimoniò che non gli avrebbero strappato una sola parola né un solo gesto contro la fedeltà che doveva al Signore. Il giudice, vedendo l’ostinazione di Teodoro, ordinò allora di torturarlo con uncini di ferro, fino a mettere a nudo le costole, e lo condannò ad essere bruciato vivo.

Subì il martirio il 17 febbraio del 306 (oppure tra il 306 e il 311). I carnefici lo condussero nel luogo stabilito e presero la legna da mercanti addetti ai bagni. Teodoro depose i suoi vestiti e i numerosi fedeli accorsi si agitavano per poterlo toccare, respinti dai carnefici. A costoro il martire disse: «Lasciatemi così [vivo], perché chi mi diede sopportazione nei supplizi mi aiuterà affinché sostenga illeso l’impeto del fuoco». I carnefici lo legarono, accesero il rogo e si allontanarono. La leggenda racconta che Teodoro non subì l’offesa delle fiamme, morì senza dolore e rese l’anima glorificando Dio. Una donna di nome Eusebia chiese il corpo di Teodoro, lo cosparse di vino e altri unguenti. Poi lo avvolse in un sudario ponendolo in una cassa e lo portò, da Amasea, in un suo possedimento a Euchaita, l’attuale Aukhat, distante un giorno di cammino, dove venne sepolto.

Teodoro di Amasea raffigurato su un’icona (Fonte: Wikipedia)

Culto

Ad Euchaita, sul luogo di sepoltura di Teodoro, già nel IV secolo si edificò una basilica frequentata da pellegrini in visita al sepolcro del Santo. Ed è in questa chiesa che san Gregorio di Nissa pronunciò sul finire del IV secolo un discorso che riporta i passi della vita e del martirio di san Teodoro. Da esso, e da un altro scritto andato perduto, deriva la Passio attuale.

Il culto di San Teodoro si propagò rapidamente in tutto l’Oriente cristiano e successivamente nell’Impero. Ad Amasea fu eretta una chiesa in suo onore ai tempi dell’imperatore Anastasio I Dicoro (491–518). A Ravenna, ove c’era un monastero con il suo nome, ad opera dell’arcivescovo Agnello (557–570) gli fu dedicata la cattedrale che era stata degli ariani. Nell’VIII secolo a Roma gli fu dedicata una chiesa sotto il Palatino, mentre la sua immagine si trova nel mosaico della Basilica dei Santi Cosma e Damiano, eretta da papa Felice IV (circa 530).

L’esarca Narsete avrebbe diffuso a Venezia nel VI secolo il culto del Teodoro venerato ad Amasea e festeggiato il 9 novembre e una piccola chiesa a lui intitolata sarebbe esistita fin dal VI secolo nell’area attualmente occupata dalla basilica di San Marco. A Venezia fu invocato come patrono sino al XIII secolo, poi affiancato da san Marco.

Nel XIII secolo, forse il 27 aprile del 1210, come vuole la tradizione, o più probabilmente nel 1225, in occasione delle nozze di Federico II di Svevia con Jolanda di Brienne, regina di Gerusalemme, celebrate nella cattedrale di Brindisi il 9 novembre, Eutachia traslò le reliquie del corpo di san Teodoro alla città pugliese. Non si può escludere che, oltre a una fortunata coincidenza, si sia trattato piuttosto di un “sequestro” coatto del prezioso carico diretto dall’Oriente a Venezia.

Le spoglie, giunte avvolte in uno prezioso sciamito orientale, trovarono collocazione in un’arca rivestita di lastre d’argento della prima metà del XIII secolo. Tali lastre riportano episodi salienti della vita del santo. Le reliquie sono tuttora conservate in un’urna reliquiario presso un altare della cattedrale di Brindisi, città della quale è patrono, Inoltre nella città di Patti (nella frazione di Sorrentini) in un medaglione dorato si trova una reliquia del Santo.

Nel 1267 sarebbero comunque arrivate, nella Chiesa di San Salvador di Venezia, altre reliquie relative a un san Teodoro identificato col titolo di stratelates. Questo evento contribuì allo sdoppiamento del santo in due personaggi. A quest’ultimo santo si intitolò allora una confraternita (detta localmente “Scuola”). Venezia ricorda il santo in molte espressioni d’arte (mosaici, una vetrata e due portelle d’organo). Ma soprattutto lo ricorda con una colonna (Colòna de San Tòdaro), posta in Piazza San Marco. Sulla sommità della colonna vi è una statua raffigurante il santo in armatura di guerriero con un drago, simile ad un coccodrillo, ai suoi piedi.

L’imperatore bizantino Giovanni Zimisce attribuì a san Teodoro, patrono dell’esercito, il merito della grande vittoria riportata il 21 luglio 971 sui Russi a Dorystolum, l’odierna Silistra sul Danubio in Bulgaria. Essa ebbe perciò il nome mutato in Teodoropoli.

Nella diocesi di Vercelli, già nel X secolo, la sua festa si celebrava il 9 novembre.

Nei sinassari bizantini il Teodoro soldato si ricordava il 17 febbraio mentre il generale l’8 febbraio. Nei martirologi occidentali invece il soldato si ricordava il 9 novembre e il generale il 7 febbraio.

Patronati

San Teodoro è considerato patrono dei militari e delle reclute.

Inoltre è patrono della città di Brindisi e della diocesi di Brindisi (assieme a san Lorenzo da Brindisi) e di altri comuni d’Italia.

 

 

 

 

Fonte: Wikipedia