Il Santo del Giorno

Santo del Giorno, 19 giugno – San Romualdo di Camaldoli

Romualdo è stato un monaco cristiano e abate italiano. E’ fondatore dell’eremo di Camaldoli e promotore della Congregazione camaldolese, diramazione riformata dell’Ordine benedettino. La Chiesa cattolica lo venera come santo.

La movimentata biografia di questo personaggio è raccontata da san Pier Damiani, che scrisse una Vita di San Romualdo circa 15 anni dopo la sua morte (1042).

Intorno all’anno mille decise di esplorare le zone più selvagge della dorsale appenninica centrale tra Umbria e Marche. Qui il monaco ravennate dette vita ad un movimento che si propose di riformare l’istituto monastico. Oltre che fondatore dell’eremo di Camaldoli nel Casentino (Arezzo), Romualdo fu promotore della Congregazione camaldolese. Egli cercò la solitudine per praticare la sua devozione verso Dio.

Esponente di una famiglia nobile, era figlio del duca Sergio degli Onesti di Ravenna e di Traversara Traversari. L’origine della sua vocazione sembra legata a un fatto di sangue di cui furono protagonisti il padre e un cugino. Sconvolto, decise di farsi monaco (aveva solo 20 anni), ed entrò nell’antico monastero di Sant’Apollinare in Classe. Ma non vi si trovò bene e si recò pertanto in territorio veneziano. Qui si sottopose alla guida spirituale dell’eremita Marino. In questa stessa zona conobbe l’abate Guarino, uno dei più importanti monaci rifondatori del X secolo. Questi convinse il giovane eremita, non ancora trentenne, a seguirlo nell’abbazia di San Michele di Cuxa (in catalano Sant Miquel de Cuixà). Romualdo si trattenne in Catalogna dieci anni e compì la sua formazione.

Guercino, San Romualdo, Ravenna, Museo d’Arte della città, Collezione antica (Fonte: Wikipedia)

Ritornato in Italia nel 988, si dedicò a vita eremitica nell’eremo di Pereo, sulla cosiddetta Isola delle Rose, presso Ravenna. Rinunciò poi alla dignità di abate e si portò nel territorio del monte Fumaiolo. Fondò, ove sorge attualmente il paese di Verghereto, in provincia di Forlì, un monastero in onore di San Michele Arcangelo. A causa dei suoi continui richiami disciplinari e morali ai monaci, venne cacciato con “belluino furore” a “vergate” insieme ai suoi discepoli. Intorno all’anno 1001 il giovane imperatore Ottone III convinse l’eremita a divenire abate di Sant’Apollinare in Classe. Ma la sua vocazione era quella della solitudine e del rinnovamento della vita eremitica. Quindi, dopo appena un anno, rinunciò all’incarico, e si recò a Montecassino.

Per un periodo visse in una grotta (attualmente chiamata Grotta di Romualdo) sul canale di Leme presso Parenzo in Istria.

Intorno al 1014 Romualdo fondò un eremo a Sitria, alle falde del monte della Strega, tra monte Catria e monte Cucco, presso la frazione di Isola Fossara, comune di Scheggia. Dopo poco, vi aggiunse un piccolo monastero (cenobio) con una chiesa: l’abbazia di Santa Maria di Sitria. Rimase in terra umbra quasi sette anni, gli ultimi prima di recarsi a Camaldoli. A Sitria pregò e digiunò, nel silenzio, insieme a devoti che “ammaestrava” tacente lingua et predicante vita (san Pier Damiani).

Romualdo visse circa 75 anni. Morì il 19 giugno tra il 1023 e il 1027 nell’abbazia di San Salvatore in Valdicastro, in solitudine.

Fu beatificato appena cinque anni dopo la morte e Papa Clemente VIII lo dichiarò santo nel 1595. Il suo corpo è, dal 1481, nella chiesa dei Santi Biagio e Romualdo a Fabriano. Mentre il braccio, in un prezioso reliquiario d’argento, è nella cattedrale di Jesi nell’altare di San Biagio. È contitolare della basilica concattedrale di Sansepolcro. A San Romualdo è dedicata anche una parrocchia alla periferia di Roma, nella frazione di Monte Migliore, sulla via Laurentina.

Il Martirologio Romano ne celebra la memoria il 19 giugno ricordandolo con queste parole:

«San Romualdo, anacoreta e padre dei monaci Camaldolesi, che, originario di Ravenna, desideroso di abbracciare la vita e la disciplina eremitica, girò l’Italia per molti anni, costruendo piccoli monasteri e promuovendo ovunque assiduamente tra i monaci la vita evangelica, finché nel monastero di Val di Castro nelle Marche mise felicemente fine alle sue fatiche.»

 

 

Fonte: Wikipedia