L’Omelia di Don Maurizio Viviani: La via della correzione fraterna
La via della correzione fraterna
Cattedrale di Verona, 6 settembre 2026
La «parolina all’orecchio» è un celebre metodo educativo inventato da San Giovanni Bosco. È un consiglio confidenziale, breve e affettuoso che Don Bosco dava a singoli giovani durante la ricreazione, nel cortile dell’oratorio. Si avvicinava al ragazzo, si chinava verso il suo orecchio, copriva la bocca con l’altra mano per parlare con assoluta discrezione, così che nessun altro potesse sentire.
Permetteva di correggere un errore senza rimproveri pubblici o punizioni.
Bastavano poche parole mirate per far riflettere il ragazzo e per generare il ravvedimento. La «correzione con discrezione» è un metodo pedagogico che può essere efficace il diverse circostanze, se è innanzitutto compiuto con garbo e senza voler ferire.
La prassi correttiva di don Bosco torna alla mente quando si riascolta il Vangelo di oggi, che si incentra sul tema della correzione del fratello. Un tema difficile, talvolta non affrontato per non crearci problemi. A volte anziché provarci, si temporeggia sulle domande: «Perché dovrei correggerlo?»; «Non capisce da solo che ha sbagliato?»; «E se il tentativo, seppur fatto con le dovute attenzioni, mi si ritorcesse contro, come un boomerang?».
Gesù propone un preciso percorso per la correzione fraterna. Privilegia come primo passo un colloquio riservato, per recuperare il fratello con rispetto, proteggendo con discrezione e intelligenza la sua dignità, evitando il pettegolezzo e il rancore. Se questo dovesse fallire, si ricorre a testimoni saggi e credibili, sempre con l’obiettivo di sanare l’errore, per facilitare la riconciliazione e il cambiamento.
Solo nei casi insoluti e rilevanti la questione viene trasferita alla comunità, lasciando il compito della correzione a chi la presiede, come occasione ulteriore per il ravvedimento. L’obiettivo non è rinfacciare un errore o difendere il proprio orgoglio, ma «guadagnare il fratello». La pedagogia della correzione fraterna mira a recuperare chi ha commesso un errore attraverso la vicinanza e il dialogo personale, ricordando che nessuno si esaurisce nei propri errori.
Il Cardinale José Tolentino de Mendonça, uno dei più amati autori spirituali, che è stato qualche mese fa a Verona per predicare gli «Esercizi spirituali alla Diocesi», nel suo recente volume «Correzione fraterna. L’amore non desiste» (2026) suggerisce un interessante mix spirituale su come correggere gli altri in modo costruttivo: conciliando rispetto e verità, esigenza ed empatia. È un invito a riapprendere un gesto di umanità nell’era delle «correzioni automatiche» dei software di scrittura, un appello alla tenerezza come forma di verità.
don Maurizio Viviani













