Commento al Vangelo, 8 marzo 2026 – Gv 4,5-42
Come sempre il Vangelo si presenta come la novità liberante e gioiosa di Dio per l’uomo.
In questo brano si descrive l’incontro di Gesù con una donna samaritana, una donna che, oltre a non seguire l’ortodossia ebraica, viveva in una situazione di irregolarità matrimoniale.
In questo contesto Gesù annuncia la fine di un culto legato al Tempio e alla Legge per uno nuovo basato sull’accoglienza del Messia. Ora ciò che conta è il dono di Dio, l’acqua viva che
Egli dona a chiunque ne fa richiesta, chiunque sia, Giudeo o Samaritano, giusto o peccatore.
Finisce una religione fatta di precetti basata sul dovere per lasciar spazio al dono immeritato e generoso di Dio, ben rappresentato dalla donna samaritana. A lei, eretica e peccatrice, è destinato il dono di grazia come segno della bontà di Dio offerto a tutti.
Da questo racconto si scorge l’intenzione di Dio di volere andar oltre le regole religiose e morali per incontrare coloro che sono impossibilitati ad avvicinarsi al Tempio. Gesù, diretto in Galilea, sceglie di passare per la Samaria nonostante non vi fossero buone relazioni tra Giudei e Samaritani. A Sicar, Gesù stanco del viaggio, si siede accanto al pozzo di Giacobbe. Era mezzogiorno, l’ora dove non ci si reca al pozzo. E lì si siede e aspetta che un assetato venga ad attingere acqua.
Il Vangelo descrive molto bene quale sia la volontà di Dio, quella di mettersi in viaggio per incontrare colui che sta cercando acqua, colui che si sta dibattendo nelle vicende della vita e non trova pace. Questo essere stanco del viaggio riferito a Gesù suggerisce che lo scopo della visita di Dio è proprio quello di incontrare l’uomo. È il dono dell’Incarnazione: Dio visita l’uomo e lo cerca per offrire ciò che le sue forze non gli permettono di raggiungere.
Al pozzo Gesù aspetta perché sa che qualcuno arriverà. È un Gesù che sceglie di entrare nella nostra storia, nella nostra vita concreta per amore. Egli viene non per confermare una dottrina o una pratica religiosa, ma per dare a tutti una nuova possibilità di comunione. Dio oramai ha abbandonato il Tempio per risiedere dove vive l’assetato.
È Dio stesso che prende l’iniziativa, viene da noi ed entra nel nostro territorio inospitale per incontrarci nonostante non siamo in piena armonia con Lui. A Lui interessa la nostra vita a tal punto da sfidare i divieti, gli scandali, i blocchi. Egli desidera entrare in comunione con noi e offrirci in dono ciò che ci manca, un’acqua che disseta. Dio ci ama seriamente e non si scandalizza delle nostre miserie. Il Suo dono supera non solo le nostre debolezze, ma pure le nostre aspettative. Egli viene per donare. È l’inizio di una nuova era dove prevale la grazia e la fratellanza: a tutti è dato gratuitamente il dono di Dio.
Ecco che inevitabilmente sorge un atteggiamento di fiducia e di gratitudine come è stato nella donna: Signore, gli dice la donna, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua.
Di fronte al dono che supera le nostre aspettative e rivela il vero volto di Dio nasce la fiducia. La donna non nasconde più la sua situazione (aveva avuto cinque mariti a l’attuale era il sesto). La verità su se stessa ora non le fa più paura perché oramai superata dal dono di Dio. Al posto della vergogna e della paura che la costringeva ad andare al pozzo quando nessuno la vedeva, sorge una libertà mai sperimentata prima perché ha incontrato la misericordia di Dio.
Ecco che la miglior forma di gratitudine è, prima di tutto, correre ad annunciare ai suoi concittadini la presenza del Messia. E la donna non ha nascosto nulla: Mi ha detto tutto quello che ho fatto. La gioia dell’incontro ha prevalso sulla sua vergogna.
È Dio che ci precede in questo mondo e noi siamo solo chiamati a mietere ciò che Lui fa nei cuori degli uomini: Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura.
Siamo invitati ad alzare occhi per vedere come vede Dio, per incontrare gli assetati di amore, per aprire le porte della misericordia e testimoniare che viviamo in un tempo dove sono rotte le barriere e la grazia di Dio corre incontro a tutti gli uomini. Noi stessi saremo i primi ad essere meravigliati come lo furono gli apostoli quando videro Gesù che parlava con una donna, per di più samaritana e peccatrice.
Il luogo dove si trova Dio è il cuore dell’uomo: è lì dove viene riversata l’acqua viva, dove sorge la comunione, dove avviene la salvezza. Dio è per tutti e sempre vicino; tutti e sempre lo possono invocare; tutti e sempre possono sentire la Sua voce; tutti e sempre possono sentire la Sua presenza. Dio è amico e lo è per tutti e per sempre.
Questa è la meraviglia di cui abbiamo bisogno per guarire la nostra fiducia e trasformare la nostra amarezza in gratitudine.
Perciò, senza paura apriamo il nostro cuore al Signore che è seduto accanto a noi; riceveremo acqua che disseta. E poi, senza remore, testimoniamo la nostra gratitudine per la misericordia ricevuta. Così tanti assetati incontreranno Colui che è il Salvatore del mondo.












