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Commento al Vangelo, 6 novembre 2022 – Lc 20,27-38

Quello che colpisce nel vangelo è la domanda dei sadducei. È una domanda trabocchetto in quanto essi non credono nella resurrezione e quindi la domanda circa di chi sarà moglie la vedova di sette mariti alla resurrezione in realtà non ha senso.
Qui abbiamo il primo messaggio: a Dio ci si avvicina non per chiedere il futuro, ma per affidargli il nostro avvenire. Spesso usiamo Dio per assicurare la nostra vita e perché tutto succeda come noi vogliamo o per lo meno per sapere cosa ci aspetta in modo da non dover camminare nel buio.
Al contrario, il vero rapporto con Dio si attua per la fede. Fede è fiducia in Lui. E la fiducia implica non il voler sapere, ma il voler essere in comunione e quindi un abbandono docile, grato e fiducioso nelle mani di Dio. Senza questa fede infatti non si è graditi a Dio, cioè non sperimenteremo la sua mano amorevole. L’amore infatti esige fiducia, cioè siamo amati e accolti sempre e nonostante tutto.
E Gesù risponde in questa linea: il futuro è diverso da quello che si immaginano i sadducei. Alla resurrezione si sarà come angeli, saremo come figli di Dio, figli della resurrezione.
Ecco il secondo messaggio: il nostro destino è essere figli della resurrezione. Il figlio non ha paura del futuro e nemmeno del presente perché sa che Dio è suo padre. Quindi vive da risorto, senza paura. Infatti vivere da risorto significa vivere con la certezza interiore che in ogni cosa Dio sarà al nostro fianco con la sua forza e che non ci abbandonerà nelle tenebre come non ha abbandonato Gesù. Sarà sempre al nostro fianco anche nel momento della croce.
Infine il terzo messaggio: Dio è il Dio dei viventi, non dei morti. Ciò comporta che Dio ama la nostra vita e vuole che la viviamo. Vivere la vita significa vivere in comunione, da fratelli e sorelle, nella gioia di sentirsi amato e di sentirci capaci di amare. Noi viviamo autenticamente quando siamo circondati da amici che ci amano e che amiamo. Ecco quindi la necessità e l’impegno di farci degli amici aprendo la mano e il cuore, offrendo il nostro sorriso, il nostro calore e perdono.
Ecco quindi le tre cose che ci suggerisce il vangelo:
– fiducia in Dio, senza preoccuparsi di cosa sarà domani;
– vivere da figli senza paura perché Dio è Padre e ci dona la forza di cui abbiamo bisogno;
– cercare amici con i quali sentirsi amato e capaci di amare.
Tre indicazioni che possiamo riassumere in tre parole: senza preoccupazioni, senza paura, mai da solo.