Approfondimenti

Commento al Vangelo, 5 aprile 2026 – Gv, 20,1-9

Il Vangelo inizia con Maria di Magdala che va al sepolcro quando era ancora buio.
Questa indicazione temporale non è solo un dato storico; essa ha pure una valenza teologica.
Cosa serve per vedere bene e per non confondere la verità con una menzogna? Cose serve per vedere i segni della presenza di Dio nella nostra vita?
Maria vede che la pietra è stata rotolata via dal sepolcro e subito pensa che qualcuno ha rubato il corpo di Gesù. È così convinta del furto a tal punto che va a dirlo a Pietro e a Giovanni. E loro le credono.
Il testo conclude dicendo che non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè Gesù doveva risorgere dai morti. Ma credettero al furto.
Vedere per credere, sembra essere la conclusione del racconto.
Che tipo di vedere? È quello della comprensione della Scrittura, una comprensione che fa sorgere la fede. Non è una comprensione meramente intellettuale, ma è un accogliere, un fidarsi di Dio che mai smette di amare e non lascia che la morte metta fine ad ogni speranza.
Credere alla Parola non significa a non avere dubbi, ripetere a memoria versetti biblici, intestardirci in certe prese di posizione fideistiche e miracolistiche; è invece fidarci dell’amore e della fedeltà di Dio che mai cambia. Non si tratta di conoscere, ma di affidarsi, imparando a vedere la realtà con questi occhi di fiducia.
La Parola la possiamo paragonare a degli occhiali che ci permettono di vedere meglio e di scorgere i segni della presenza di Dio. E la Sua presenza è segnata dalla resurrezione, dalla possibilità di ricominciare ancora perché non si esaurisce mai la Sua misericordia.
Quanto è arduo interpretare la realtà secondo quello che sentiamo dentro. E non sempre le nostre paure sono veritiere; anzi deformano la realtà e ci fanno vedere altro. L’ombra della disillusione e dello scoraggiamento è sempre pronta a soffocare la debole luce della fiducia togliendole ossigeno. E così, ancorati alle nostre sensazioni, rimaniamo chiusi alla possibilità che esista una soluzione inaspettata per la nostra vita. Tutto rimane solo a livello delle nostre forze.
La mancanza di accoglienza della Scrittura ci porta a credere solo a quello che sappiamo fare noi e inevitabilmente ci porta alla disperazione e al pessimismo: ci viene rubata la gioia. E ciò che annunceremo non sarà certo la buona notizia. Si rimane nel buio, non si vede l’opera di Dio seppur animati da buoni sentimenti religiosi.
Per interpretare la realtà con una fede che sa di fiducia, ci è di aiuto la lettura del Vangelo dove si narrano le gesta di Dio che soccorre i deboli, perdona i peccatori, guarisce i malati, consola i poveri e a tutti parla con parole che nutrono la speranza.
Ecco quindi l’invito a guardare agli eventi della nostra vita alla luce del Vangelo. Si tratta di avere fiducia in ciò che Dio dice e fa.
Per poter vedere i doni di Dio e rimanere aperti alle sorprese che Dio ha in riserbo per noi è necessario ripartire dalla Parola. Diversamente ogni cosa ci spaventerà, trasformandoci in urlatori di notizie scoraggianti. Mettiamo la Parola al centro della nostra vita attraverso una preghiera che si traduca in una lettura della Parola fatta con il cuore, con una proclamazione delle promesse, con una meditazione che aiuta a ricordare che Dio è fedele al Suo amore per noi. Allora vedremo con uno sguardo trasfigurato, crederemo nella resurrezione e diventeremo testimoni di gioiose notizie.