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Commento al Vangelo, 3 ottobre 2021 – Mc 10,2-16

In questo brano evangelico ciò che colpisce è la presenza di due opposti: la durezza di cuore e la figura del bambino.
La durezza di cuore è vista da Gesù come la causa del possibile di ripudio per sopperire all’incapacità di fedeltà. Gesù sottolinea, però, che il pensiero di Dio è diverso: creando l’uomo e la donna pensava all’unità a tal punto che l’uomo e la donna diventano una sola carne. Il testo evidenzia la divergenza tra il progetto di Dio e la risposta dell’uomo.
Sorge spontanea una domanda: ma noi uomini siamo capaci di comprendere, di accogliere e di vivere il progetto che Dio ha per noi? Siamo capaci di costruirlo assieme a lui?
Sembra che sia impossibile.
Dall’altra parte Gesù, dopo aver spiegato ai suoi discepoli il progetto originario di unità di Dio, ecco che il brano parla dei bambini che vengono presentati al Signore e dei discepoli che si mettono a rimproverare tale comportamento.
Se da un lato i farisei e gli stessi discepoli si fermano alla legge come criterio per relazionarsi con Dio, dall’altro lato si avvicinano a Gesù per chiedere la sua benedizione. Due comportamenti diametralmente opposti: la legge e la fede.
Ecco l’invito ad avvicinarsi a Dio come bambini, con la fiducia piena in Dio e non basandosi sulle nostre capacità che, invece, non fanno altro che allontanarci da Dio.
Pertanto avviciniamoci a Dio con l’atteggiamento di chi sa che non gli rimane altro se non fidarsi di Dio, con la disponibilità a costruire assieme a lui il progetto per la nostra vita. Contare solo sulle nostre forze, domandandosi cosa sia lecito e cosa non lo sia, non ci aiuterà a fidarci di Dio e così facendo rimarremo chiusi in una relazione basata sulla giustizia e, quindi, difettosa perché deboli e poveri. Fondamentalmente i farisei e i discepoli pensano ai precetti e a come viverli; i bambini a come essere benedetti. E la benedizione non è un premio, ma un dono che precede ogni comandamento e che permette di vivere nella comunione con Dio.
Vivere con Dio significa imparare ogni giorno ad accogliere il suo dono come un bambino. Ci si avvicina a Dio non in forza della nostra obbedienza o per eseguire i suoi comandi, ma per ricevere e vivere il dono della comunione. Non ci è richiesta obbedienza, ma fiducia. Pertanto la priorità non è mettere in pratica la legge, ma chiedere la benedizione.
Concretamente non preoccupiamoci di cosa possiamo o non riusciamo a fare; preoccupiamoci di chiedere, ogni giorno, la benedizione del Signore e allora scopriremo che, anche se poveri, vivremo il cuore della legge: la comunione.