Commento al Vangelo, 26 luglio 2026 – Mt 13,44-52
Gesù parla del regno dei cieli con parabole per suscitare una risposta che nasca dal cuore, un’adesione affettiva all’invito ad accogliere il regno da Lui annunciato.
Sono le parabole del tesoro, della perla e della rete; sono parabole della ricerca o meglio del certo ritrovamento. Ciò che accomuna le tre parabole è che sempre si trova qualcosa; si trova il tesoro in un campo, la perla più preziosa fra tante altre e una rete gettata nel mare che si riempie di ogni genere di pesci. È una descrizione del regno che assomiglia a qualcosa che si trova o meglio che si lascia trovare, alla portata di tutti, che supera le nostre aspettative e chi lo incontra, incontra la fortuna della sua vita. In questa descrizione del regno, però, il protagonista principale è Dio stesso. È un Dio che si veste di un uomo che trova un inedito tesoro e lo nasconde perché nessuno lo rubi; compra il campo dove è nascosto perché il tesoro diventi di Sua proprietà. Dio è il mercante che va in cerca di perle preziose e trovata una di grande valore, vende i Suoi averi e la compra. Dio è il pescatore che getta la rete nel mare che si riempie di pesci e la tirano a riva; o meglio Dio è quella rete che viene lanciata nel mare e si riempie di pesci, buoni e cattivi. È un Dio dinamico, sempre in azione, che prende l’iniziativa e viene incontro a tutti coloro che attendono una Sua visita. In altre parole questi racconti parabolici descrivono attraverso immagini il dono dell’Incarnazione, di un Dio che visibilmente si è fatto vicino, un Dio che ha il volto, il cuore e la carne di Gesù di Nazaret perché vedessimo il vero volto del Padre (cfr. Gv 1,14.16.18).
Noi semplicemente siamo questo tesoro, questa perla, questi pesci che Dio cerca e trova per condividere il Suo dono di un regno fatto di amore; Egli vuole farci felici.
Immaginando di essere tra gli ascoltatori delle parabole, sorge spontaneamente gratitudine e pace perché Dio è in cammino verso di noi e sicuramente saremo trovati da Lui nonostante tutto; ci troverà non come perduti e dannati, ma come tesoro e perla per cui è disposto a dare tutto per noi. Dio ci ha dato Suo Figlio. La Scrittura non esita ad affermare che siamo stati comprati a caro prezzo (cfr. 1 Cor 6,20).
È l’invito ad assumere un nuovo sguardo, a vederci come Dio ci vede, secondo il sentimento del Suo cuore come tesoro e perla, cercati, apprezzati, amati senza esclusione di nessuno, nonostante le proprie povertà.
Se così Dio ci vede e ci tratta, anche noi siamo chiamati a vedere e a trattare allo stesso modo tutta la realtà. Anche la nostra stessa vita e gli altri sono tesori nascosti da scoprire, perle da trovare, pesci da pescare e da portare a riva. Su tutto e su tutti regna sovrano l’amore di Dio.
Questo è il messaggio del regno di cui ci parla Gesù, non un regno fatto di dogane e premi duramente conquistati, riservato solo per i più forti e i più bravi, dotati di una volontà ferrea o di una conoscenza elitaria o per i più fortunati, che non hanno sperimentato la durezza delle vicende della vita; è un regno rivolto a chi manca di mezzi per cambiare la vita, di forza, di speranza, a chi vive piegato dai pesi che le vicende umane hanno caricato sulle proprie spalle; è destinato a tutti coloro che non sanno fare altro che attendere la visita di Dio, un Dio che si presenta come misericordia e accoglienza.
Le parabole sono un balsamo per il povero, per noi che, coscienti dei nostri limiti e debolezze, non ci rimane altro che attendere il cercatore di tesori e di perle, il pescatore che ci porta nella Sua rete.













