Commento al Vangelo, 22 gennaio 2023 – Mt 4,12-23
Il vangelo riferisce che la missione di Gesù ebbe inizio dalla Galilea. La Galilea era una regione detta delle genti per indicare una terra dove coabitavano diverse popolazioni, una terra dove vi erano diversi culti. È un’indicazione geografica che ha un valore teologico, che mostra la vera intenzione di Dio: quella di essere lì dove sembra regnare la sua assenza, lì dove non tutto è conforme ai dettami divini, lì dove regna il male, l’ignoranza e l’oscurità. La Galilea che in passato era stata resa schiava e che non aveva più riacquistato la sua purezza e la sua libertà. Ma è proprio lì dove Dio va a prendere dimora. Gesù infatti si stabilisce a Cafarnao, sulle rive del lago di Tiberiade.
Questo riferimento geografico non solo sta ad indicare che nulla è impossibile a Dio, ma soprattutto sta a sottolineare che Dio ama stare dove non ci si aspetta, lì dove si pensa non possa venire a visitarci. Lì lo possiamo incontrare. È la dimostrazione del suo amore e della sua volontà di non lasciare solo nessuno. Gesù inizia da chi ha bisogno. Inizia proprio da noi! Il bisogno, così, diventa motivo per essere in prima fila per ricevere la sua misericordia e sperimentare la sua vicinanza.
Se questa è l’intenzione di Dio, ciò che ci viene richiesto è di accogliere che siamo bisognosi.
Non dobbiamo avere paura di aprire il nostro cuore al Signore e di mostrargli le nostre tenebre.
La vita cambia quando ci si presenta davanti al Signore con un cuore aperto e povero. Poco importa se davvero ci sarà il cambio desiderato; ciò che conta è che sperimenteremo che, nonostante il nostro male, Dio ci è vicino e tale rimane. Questa è la più grande conversione: non limitarci ad una conversione dal male al bene, come se fosse un cambio fatto di sole azioni, si tratta invece di una conversione di mentalità, di visione che ci permette di vedere, sentire e accogliere il Signore che rimane accanto a noi. E al Signore piace questo. Egli non è un agente purificatore, ma presenza che consola e che non abbandona.
Se questo è il modo di fare di Dio, è anche il nostro. Infatti chi si sente amato non può se non diventare a sua volta capace di amare, di stare con colui che ha bisogno della nostra presenza.
È la chiamata degli apostoli perché fossero, come Gesù, dei veri pescatori, cioè persone che vanno in ricerca del bisognoso per testimoniare che è arrivata la consolazione. E questi apostoli sono abitanti della Galilea delle genti, sono dei bisognosi che hanno ricevuto la visita del Signore. Il vero apostolo è il bisognoso che è stato visitato dalla bontà di Dio ed è diventato capace di testimoniare la presenza di Dio proprio dove c’è il bisogno. Nostro bisogno e presenza di Dio si richiamano continuamente a vicenda per cui sempre saremo bisognosi e sempre ci sarà Dio accanto a noi. È questa la buona notizia: i bisognosi diventano i privilegiati perché destinatari della benedizione del Signore e capaci di annunciare il Regno di Dio fatto di misericordia e di compagnia. Forse è questa la vera malattia da cui Gesù vuole guarirci, quella della pretesa di meritare l’amore di Dio e della disperazione di non essere abbastanza buoni per essere amati e visitati da Dio.
Grati della bontà di Dio, testimoniamo la sua misericordia, il suo Regno.