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Commento al Vangelo, 21 marzo 2021 – Gv 12,20-33

Gesù incontra alcuni Greci, probabilmente proseliti. Era un’opportunità per fare arrivare il messaggio evangelico oltre il mondo ebraico. Ciò che invece meraviglia è la risposta di Gesù; mediante l’immagine del chicco di grano che, caduto in terra, muore, e così produce molto frutto, egli parla della sua morte.
Ci si aspetterebbe tutt’altro, un messaggio di potenza, di speranza, motivazionale… invece no. In questa apparente contraddizione c’è un messaggio tipico di Gesù: la fecondità non dipende dalle opportunità, dai doni, dalle porte aperte. Nella vita il successo non dipende da quello che si riesce a produrre, ma dipende dall’abbandono in Dio e alla sua volontà.
Nella misura che accolgo la volontà di Dio, sarò fecondo.
Per Gesù dipendere da Dio e fare la sua volontà era dare la sua vita in riscatto per tutti, come espressione del più grande servizio. Questa era la gloria di Gesù, il suo momento più alto e autentico: dare la vita per chi vuole incontrarlo, greco o ebreo che sia, buono o cattivo, giusto o peccatore.
Durante la sua vita terrena Gesù imparò l’obbedienza attraverso le vicende della vita, imparò ad adeguare i suoi pensieri con i pensieri del Padre. Forse Gesù aveva altre attese, strategie, ma invece si è adeguato al Padre, anche quando avrebbe fatto diversamente. Ne abbiamo un esempio nell’orto del Getsemani quando chiede che gli sia evitata la morte violenta che lo attendeva. Questo tipo di morte non rientrava nei piani di Gesù, ma sì in quelli del Padre. La soluzione non era quindi scappare, ma andare incontro alla morte in croce volontariamente e liberamente. Ciò che sembrava una sconfitta in realtà è diventata la vera vittoria.
Vince, risorge chi perde, chi sa servire, chi sa dare la propria vita per i fratelli.
Ecco quindi la prima sfida: non fare ciò che ci sembra giusto, ma convertirci alla volontà di Dio.
Se non c’è conversione ai pensieri di Dio, allora c’è il rischio di seguire i nostri pensieri e di scambiarli con quelli di Dio. La volontà di Dio si compie nella misura che ci si converte.
Come faccio a scoprire la volontà di Dio? Nella pazienza.
Gesù ha sopportato le vicende di questa vita, sofferto e subito situazioni che non gli piacevano.
Gesù ha imparato a seguire Dio accogliendo i fatti concreti così come erano e per questo ha pianto e pregato. Gesù ha imparato ad essere paziente.
La pazienza è giudicare non in base a ciò che sento, ma in base alla fede. È saper vedere nei fatti della nostra vita la mano del Signore. Con la pazienza si rafforza la nostra speranza.
Come diventare paziente? Non brontolando, ma ringraziando.
Imparare a ringraziare il Signore per ogni cosa, lasciarsi guidare dai fatti della nostra vita senza pretendere a tutti i costi che sia diverso. Certamente si prega e si lavora perché le cose cambino, ma sappiamo anche che Dio ha una visione più grande e nulla sfugge alla sua mano.
Ecco quindi l’invito a chiedere l’aiuto del Signore in ogni cosa, specialmente quando vorremmo fare diversamente. Gesù ha chiesto l’aiuto del Padre, che lo liberi dalla morte. Il Padre lo ha fatto in modo diverso di ciò che egli si attendeva.
In conclusione il brano evangelico ci suggerisce tre atteggiamenti:
– la pazienza anche se non cambiano le cose. Bisogna fidarsi del Signore sempre, soprattutto quando le cose non vanno come si vorrebbe;
– imparare a ringraziare per ogni cosa. In ogni cosa vi è sempre la sua mano che ci guida e nulla sfugge al suo sguardo di amore;
– imparare a chiedere aiuto per ogni situazione perché ci dia la forza di non tirarci indietro e per non avere paura.
Non brontolare, ringraziare e chiedere il suo aiuto per rimanere fedeli. Allora nascerà un cuore docile.
Gesù non è scappato, si è adeguato alla volontà del Padre per noi ed è diventato benedizione per tutti noi. Così anche noi possiamo essere benedizione per gli altri nella misura che non scappiamo, se rimaniamo fedeli e non ci lasciamo prendere dalla paura.