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Commento al Vangelo, 16 aprile 2023 – Gv 20,19-31

Ciò che colpisce in questo brano del vangelo è che, nonostante i discepoli fossero a conoscenza della resurrezione di Gesù, rimangono chiusi nel cenacolo per timore dei Giudei. Per loro tutto continua come se il tempo si fosse fermato alla condanna e crocifissione di Gesù. In realtà, ci si sarebbe aspettati una reazione opposta, piena di coraggio. Sembra che il sapere della resurrezione non basti per vincere le nostre paure. Serve qualcosa di diverso. È necessario il dono dello Spirito Santo. Per questo Gesù, secondo il racconto dell’evangelista Giovanni, la prima volta che appare ai suoi, alita su di loro lo Spirito Santo e dona loro il potere di perdonare i peccati.
I discepoli non ricevono solo la forza dello Spirito, come descrive Luca negli Atti degli Apostoli, che li trasforma in testimoni coraggiosi e carismatici. In Giovanni, ricevono soprattutto il potere di perdonare i peccati. Giovanni, infatti, unisce il dono dello Spirito con il perdono dei peccati.
Possiamo, quindi, dedurre che la vera paura da vincere è quella del peccato, del giudizio, della mancanza di misericordia. La più grande paura, infatti, è quella della condanna: si vince la paura di essere condannati solo con un giudizio di misericordia. Lo Spirito Santo dona la capacità di vincere la paura attraverso la misericordia ed è questo che cambia il cuore. La conoscenza da sola non ci libera dalla paura di essere rifiutati e di essere giudicati in base ai nostri sbagli e limiti. Serve, invece, la misericordia, un’accoglienza e una vicinanza che ci dia la possibilità di ricominciare. È proprio quello che Gesù fa quando appare in mezzo a loro e augura la pace. È Gesù che prende l’iniziativa e li accoglie nuovamente pur sapendo che lo avevano abbandonato sotto la croce. Senza misericordia non c’è cambio del cuore e rimaniamo schiavi delle nostre paure. Si vince la paura con la misericordia. In questo consiste l’azione propria dello Spirito Santo: ci dona di sperimentare che siamo figlia amati e non condannati.
Vinciamo la paura di Dio, del mondo, degli altri con la misericordia. Allora saremo trasformati, capaci di vedere Gesù che cammina con noi, che non disdegna di stare con noi nonostante le nostre povertà. È questo che Tommaso ha dovuto imparare: stare con i fratelli per vincere le paure, per diventare anche lui un peccatore perdonato capace di misericordia.
Solo allora vedremo Gesù in mezzo a noi, in pace con tutti noi.