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Commento al Vangelo, 15 gennaio 2023 – Gv 1,29-34

Nel Vangelo è descritto come Giovanni Battista abbia ricevuto da Dio delle indicazioni ben precise per riconoscere chi era il Messia. Due erano i segni: la discesa e la permanenza dello Spirito. Gesù quindi viene identificato non solo con il perdono dei peccati, ma soprattutto come portatore di una vita qualitativamente diversa, una vita basata non solo sul perdono e sulla conversione, ma sulla presenza continuata dello Spirito. Sono due stili di vita diversi, che non si escludono, ma si richiamano a vicenda. Infatti la vita nello Spirito include e supera la conversione e il perdono dei peccati; è qualcosa di qualitativamente superiore.
Ecco quindi l’invito a non fermarsi alla prima tappa segnata dal battesimo per la conversione, ma a passare necessariamente alla seconda, quella segnata dal battesimo nello Spirito. Siamo, infatti, chiamati a vivere e testimoniare la novità della vita nello Spirito.
Giovanni Battista vede scendere lo Spirito che identifica con una colomba. In questa visione è racchiusa la spiegazione di che cosa sia la novità portata da Gesù e a che cosa dobbiamo dare priorità.
La presenza dello Spirito è sempre concreta, sperimentabile, visibile. Non c’è vita nello Spirito che non si veda. Essa si manifesta in tutta la nostra vita attraverso la gioia e la dinamicità che sono tipiche dello Spirito Santo. Se c’è il fuoco, questi brucia, si sente e si vede.
Se la discesa dello Spirito è un’esperienza visibile, ciò implica che non c’è effusione dello Spirito se non c’è una nuova relazione, concreta, con i fratelli e le sorelle. Infatti lo Spirito, che è amore, viene per creare comunione e la comunione è sempre segnata dalla misericordia, dalla gioia dello stare insieme, dalla disponibilità ad adeguarsi ai fratelli. Questa è la vera carità. Lo Spirito scende e rimane nella comunione. Non è un’esperienza momentanea, ma è uno stato di vita che continua nonostante gli alti e bassi della vita, nonostante le difficoltà, le povertà e le nostre infedeltà.
Quindi questi sono i due segni della vita nuova: gioia e comunione. La vita nuova è fondamentalmente sentirsi amato e capace di amare Dio e i fratelli. Il battesimo nello Spirito dà qualcosa di nuovo: dona la gioia nonostante i problemi e dona la comunione nonostante le offese.
Ma tutto ciò richiede una nostra collaborazione, quella della disponibilità a vivere diversamente, ad accordarsi con lo Spirito che ci fa gridare Abbà, Padre, e ci fa cercare la comunione con i fratelli.
Ecco quindi due impegni concreti: vivere la gioia di essere amati attraverso una preghiera filiale, senza filtri, piena di fiducia e gratitudine, e vivere la gioia di stare assieme ai fratelli.