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Commento al Vangelo, 11 aprile 2021 – II Domenica di Pasqua

Il brano che ci propone la liturgia odierna ci presenta Gesù risorto che, la sera di quello stesso giorno della resurrezione, incontra i suoi discepoli, sta con loro ed effonde lo Spirito unitamente al mandato di perdonare. La presenza del Risorto è collegata, secondo il racconto evangelico, al perdono; essa è sempre segnata da un contesto comunitario in cui vige la misericordia.
Pertanto si evidenzia un messaggio decisivo per la nostra vita: nella misura che noi perdoniamo vediamo il Cristo risorto. Nella misura che abbiamo il coraggio di perdonare il nostro fratello, allora vedremo Gesù risorto in mezzo a noi; ma se manca il coraggio di farlo, si cercherà il Signore lontano dai fratelli. Non si incontrerà il Signore risorto, ma un Signore fatto a mia immagine e somiglianza, un nostro idolo.
Serve coraggio per perdonare. Perdonare significa riconoscere che l’altro non è buono come si voleva, significa che siamo imperfetti e la nostra perfezione non è eliminare il limite ma trasfigurarlo con la misericordia.
Infatti Gesù risorto si presenta ai discepoli mostrando le ferite; non è un Gesù nuovo, “pulito”, ma porta i segni della crocifissione. Non è risorto “tutto nuovo”, ma è il Risorto con le ferite trasfigurate.
Così anche le nostre ferite possono essere trasfigurate, guarite. Posso vivere con le mie ferite solo se trasfigurate. Ed esse si trasfigurano attraverso il perdono.
Nonostante i limiti, possiamo stare alla presenza del Signore, ma la condizione è che vengano trasfigurati con il perdono.
Questo Gesù risorto è l’immagine della Chiesa, di ciascuno di noi. Non dobbiamo avere paura delle nostre povertà, delle povertà della Chiesa. Non siamo perfetti e dobbiamo essere contenti di non essere perfetti. Se fossimo perfetti saremmo disperati, cercheremo di rimanere sempre perfetti, ma ciò non è possibile. Accogliamo i nostri limiti di modo da non soffocare la speranza.
Una tentazione è l’idolatria della perfezione. Non dobbiamo cercare la perfezione, ma la misericordia. I limiti non si vincono eliminandoli, ma perdonando. Per questo Gesù è risorto con le ferite.
Tommaso, rimproverato per la sua incredulità, in realtà rifiuta una comunità povera, la vorrebbe perfetta. Quando gli riferiscono che è apparso Gesù, Tommaso pensa che ciò non è possibile perché Gesù non può stare con i peccatori e lui conosceva molto bene i discepoli di cui era parte. Per Tommaso Gesù può essere anche risorto, ma non venire e stare con gente imperfetta. Costringiamo gli altri ad essere perfetti perché non vogliamo accogliere la misericordia. Tommaso non era capace di questo, per questo Gesù gli dice di diventare credente, ossia di credere alla misericordia.
Per credere devo toccare le ferite del mio fratello, accoglierlo e perdonarlo. Se perdoniamo, vedremo il Risorto e gioiremo nel vedere il Risorto; diversamente scapperemo per cercare un Dio che non esiste.
Questa è la via della resurrezione: la via della misericordia.