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Commento al Vangelo, 16 agosto 2026 – Mt 15,21-28

Dal brano del Vangelo si nota la chiara coscienza di Gesù di essere venuto per Israele: Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele. Come mai allora Gesù si trova verso la zona di Tiro e di Sidòne, in un territorio pagano? È una pura causalità oppure c’è una esplicita intenzione?
Sappiamo che il Vangelo di Matteo tratta del dramma del rifiuto di Gesù da parte di Israele e la conseguente apertura della salvezza ai pagani. Ciò è messo in chiara evidenza dal racconto dei Magi, dall’invio dei dodici e dalla missione universale (cfr. Mt 2,1-12; 10,5-10; 28,16-20). Gesù è venuto per Israele, ma Israele non lo ha riconosciuto e accolto; lo ha, invece, rifiutato. I pagani, al contrario, lo hanno cercato e accolto, diventando così parte integrante dell’Israele di Dio.
Questa intenzione dell’evangelista ci permette di comprendere il comportamento di Gesù che, di fronte alla richiesta di una donna pagana di liberare sua figlia da un demonio, non le rivolge una parola. Neppure le insistenze dei discepoli riescono ad ottenere qualcosa, anzi Gesù stesso sembra rifiutare qualsiasi intervento a favore della Cananea.
Sarà lei, la donna pagana, a cambiare l’atteggiamento di Gesù con una preghiera andando oltre la distinzione tra ebrei e pagani: È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni.
In questo modo ci è dato di capire che la missione salvifica di Gesù si allarga anche ai pagani, diventa universale, aperta a tutti coloro che hanno bisogno di misericordia. Dalla dimensione etnica si passa ad una dimensione esistenziale, dove tutti siamo accomunati dal bisogno di misericordia.
Allargando il concetto di appartenenza etnica a qualsiasi altro genere di appartenenza sociale, religiosa, politica e morale, in questo racconto vi è un profondo insegnamento evangelico: ciò che conta è la fede mediante la quale si entra in contatto con Dio, come lo stesso Gesù afferma alla donna: Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri.
Ma esiste un’altra appartenenza che ci accomuna: la nostra umanità bisognosa di vicinanza, di
Qualcuno che si chini su di noi, al di là dei meriti e delle varie precedenze.
Potremmo dire che ciò che ci unisce è la nostra umanità ferita, una umanità in ricerca di un aiuto a cui affidarsi, qualunque esso sia.
È la ricerca di una bontà che copra le varie differenze e che oltrepassi i confini culturali, religiosi e morali perché per tutti ci sono sempre delle briciole. E questo basta!
La Cananea non sembra fosse istruita nella fede ebraica, di sicuro non la praticava. Il suo ardire di mettersi di fronte a Gesù era motivato dalla malattia della sua bambina. La sua fede era motivata dal bisogno.
Le radici della nostra fede sono date dalla nostra povertà. Fede e povertà vanno sempre assieme; esse sono la parte costitutiva del nostro essere umani, del nostro essere carne.
La donna ha accolto di essere chiamata per ciò che è, una cagnolina, una pagana, bisognosa delle briciole che cadono dal tavolo dei figli. Non si giustifica, non nasconde la sua condizione.
Solo esprime il suo bisogno, solo prega. È una fede radicata nel bisogno.
Di fronte a questa povertà trasformata in preghiera fiduciosa, Gesù risponde: Avvenga per te come desideri.
Per Gesù non ci sono distinzioni; ciò che conta è il coraggio di riconoscere il proprio bisogno trasformandolo in una preghiera umile e fiduciosa. Allora ci sentiremo anche noi parte dell’unica famiglia di Dio, dell’Israele di Dio.