Approfondimenti

Commento al Vangelo, 21 giugno 2026 – Mt 10,26-33

In questo brano del Vangelo, Gesù invita i Suoi discepoli a non temere i contrasti, ma ad avere fiducia nell’annuncio della Buona Notizia. È questo, credo, il centro del messaggio dell’invio missionario degli apostoli: la validità del messaggio evangelico nonostante le difficoltà, le incredulità, i contrasti fino alla persecuzione. Il Vangelo vale di più, perfino della nostra stessa
vita! Cosi afferma Paolo: Io infatti non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco (Rom 1,16).
Questo discorso però non riguarda solo la missione esplicita, ma può avere interesse anche per la nostra vita.
Annunciare il Vangelo è viverlo assumendo uno stile di vita basato sulla fiducia, dove la priorità viene data a Dio a dispetto di tutti i contrasti che ciò comporta. Così come Gesù rassicurava i discepoli, incoraggia anche noi: le difficoltà non uccidono l’anima. È l’invito a porre attenzione al fatto che siamo amati da Dio e da Lui custoditi nonostante tutto, a non dare importanza a ciò che pensano gli altri, a che cosa possano fare perché in realtà possono fare poco. Si tratta di vivere concentrati su ciò che nessuno può toglierci: l’essere amati da Dio, perché per Lui valiamo molto e tutto è nelle Sue mani. Anche se la realtà attorno a noi non cambia, Dio è più forte.
È l’invito a perseverare sapendo che Lui è fedele e non si dimentica di noi.
Spesso ci preoccupiamo di avere esito nella nostra vita, nella missione, di valere qualcosa e di far prevalere la nostra ragione. Vorremmo essere di più per meritare di essere amati e considerati.
Per questo le difficoltà ci spaventano tanto perché mettono in dubbio di essere graditi a Dio. Ci spaventano i contrasti perché abbiamo paura di fallire e quindi di non meritare più nulla.
In realtà Dio non ci tratta secondo gli esiti, ma secondo il Suo amore.
Ecco quindi l’invito a non preoccuparsi perché perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati.
Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Il non preoccuparsi ci mette nella condizione di accogliere l’amore di Dio non come una ricompensa, ma come un dono. Così l’amore scaccerà ogni timore, come sta scritto: Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore (1Gv 4,18).
Ecco che un vero discepolo-missionario, un vero credente, non è colui che ha sempre successo, che non sbaglia mai, che non prova dubbi e paure, ma è colui che sente di essere amato anche in mezzo alle proprie debolezze e per questo non si scoraggia dei contrasti, dei rifiuti e degli insuccessi. E quando ci si sente amati, allora la paura lascia il posto al coraggio di riconoscere Gesù davanti agli uomini. Riconoscere Gesù non è, prima di tutto, far prevalere una verità, ma mettere al primo posto il Vangelo, uno stile di vita incentrato nella misericordia di Dio.
Accogliamo la nostra povertà e i nostri fallimenti con serena fiducia che questo non cambia il parere di Dio nei nostri confronti, ma ci permette di vincere ogni paura perché non ci rimane altro che fidarci del Suo amore. Questa è la proposta del Vangelo: un abbandono confidente in Dio, che ama tutti coloro che a Lui si affidano. Questo è l’annuncio da vivere e da gridare dalle terrazze perché tutti lo vedano e lo ascoltino: Dio ama!
Pertanto non scoraggiamoci, ma fidiamoci di Colui che è Padre e sa trarre il bene dalle nostre oscure vicende.