Commento al Vangelo, 7 giugno 2026 – Gv 6,51-58
Nella solennità del Corpo e del Sangue di Gesù, il Vangelo ci ricorda che Gesù stesso è il vero cibo e chi si nutre di Lui riceve vita. È un dono di vicinanza e di comunione che ci viene offerto, al di là dei nostri meriti, perché potessimo avere un pegno visibile del Suo amore e della Sua fedeltà verso di noi. Ecco che l’Eucarestia non è un premio che si riceve dopo aver superato purificanti prove, ma è un dono generoso che risponde al nostro bisogno di sentire la misericordia di Dio, di sperimentare che non siamo abbandonati. L’Eucarestia diventa così lo strumento che ci sostiene nel cammino nella speranza che non ci verrà mai a mancare la vita eterna. Sotto le specie del pane e del vino, abbiamo un “qualcosa” di tangibile che ci rassicura. E questo “qualcosa” è in realtà il “Qualcuno” che ci sta accanto offrendoci in dono la salvezza: è Gesù stesso. L’Eucarestia è dono di vicinanza.
In queste considerazioni ci aiuta la prima lettura tratta dal Deuteronomio (cfr. Dt 8,2-3.14-16).
È Mosè che parla al popolo ricordando la premura di Dio durante il faticoso e insidioso cammino nel deserto prima di approdare alla Terra Promessa: Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto… Egli dunque… ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Mosè ricorda al popolo che il cammino è stato molto duro, un cammino attraverso un deserto, grande e spaventoso, abitato da serpenti velenosi e scorpioni, senza acqua e cibo, ma soprattutto ricorda che in queste difficoltà Dio ha fatto scaturire acqua e dato un cibo, la manna, fino ad allora sconosciuto. È Dio che si prende cura del popolo perché non vuole che perisca e sia sempre schiavo; vuole un popolo libero che sa dipendere da Lui e che da Lui ricevere ciò di cui ha bisogno. È un Dio premuroso che ama il Suo popolo.
La vita spesso è come un deserto e il cammino non sempre è lineare e facile. Proprio in queste tribolazioni Dio si fa presente donando vicinanza e cibo per giungere alla libertà. Al di là delle nostre responsabilità, la generosità di Dio si fa presente e ci sostiene. Diversamente non ce la faremo, ma soprattutto Dio non sarebbe Amore. Infatti è proprio grazie a questa premura che possiamo vedere il volto di Dio come Padre che è misericordia e tenerezza.
Ecco che Gesù non fa altro che continuare questa intenzione del Padre: stare sempre vicino a noi per amore e trasformarci nel Suo popolo.
Quando nel Vangelo Gesù parla di mangiare del Suo corpo e di bere del Suo sangue, non sta ad indicare solo di un gesto di fede inerente alla Sua persona; parla, invece, di un masticare e di un bere concreto. Non è quindi solo un discorso simbolico, ma è un mangiare reale che ci permette di entrare in una comunione sensibile con Gesù. La ragione è molto semplice: la comunione. Dio vuole la comunione con noi e noi ne abbiamo bisogno, una comunione reale.
L’Eucarestia è un cibo che deve essere mangiato per avere vita; per questo non si conserva, ma si consuma. Mangiare del corpo di Gesù e bere del Suo sangue è un modo di essere uniti a Lui, di dipendere da Lui e da Lui essere trasformati nel Suo corpo, un corpo reale che testimonia la Sua presenza in mezzo a noi in questa vita come segno e pegno di comunione e di misericordia.
L’Eucarestia non è un cibo da fast-food o da consumare da soli; è un cibo che si consuma insieme partecipando al banchetto che generosamente ci viene offerto perché tutti, proprio tutti, ricevano vita. E al banchetto si partecipa con gioia perché ci viene offerta la vera comunione, dove ci sentiamo amati e fratelli. È la festa della comunità.
La solennità del Corpus Domini diventa, quindi, un invito a cibarci del corpo eucaristico per diventare il corpo del Signore che insieme cammina nel deserto della vita dove nessuno viene lasciato indietro. Non siamo soli e Dio non ci abbandona!
Cibarci del corpo eucaristico è un modo di vivere la comunione con Gesù basata sulla fiducia in Lui che provvede alla nostra fame e sete. Il mangiare la Sua carne e bere il Suo sangue sotto le specie eucaristiche diventa inizio di una trasformazione: diventiamo discepoli che si amano, segno visibile dell’unità di Dio con noi.
Partecipiamo con gioia e gratitudine al banchetto eucaristico per ricevere misericordia, per vivere la comunione e la gioia di sentirci amati e capaci di amare. Diventeremo così il Suo corpo: l’Eucarestia crea fratellanza, fa la Chiesa.












