Commento al Vangelo, 24 dicembre 2025 – Lc 2,1-14
Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
Nella sapienza di Dio, la nascita di Gesù è avvenuta in un ricovero per animali, un luogo insolito per il Figlio di Dio che viene ad incontrare l’uomo, un ambiente non adatto per nessun uomo.
In questa ottica il presepe è una storia non per nulla dolce e romantica, ma straziante dove è assente ogni briciolo di dignità. E questo era l’unico posto disponibile.
Ma perché tutto questo?
Qui si evince il sapiente disegno di Dio: ha scelto l’ultimo posto, lo ha occupato Lui perché nessuno potesse sentirsi l’ultimo di questa terra. Era forse il modo migliore per mostrare il Suo amore per noi. E così la culla è diventata profezia della croce: Gesù nasce in una stalla come l’ultimo e muore in croce come un malfattore per mostrare che Lui è l’Emmanuele, il Dio con noi.
Forse la nascita a Betlemme in una situazione disagiata non è stata un caso, ma è stata una scelta dettata dall’amore. Se Dio occupa l’ultimo posto, allora noi non saremo gli ultimi, non saremo soli e abbandonati, schiacciati dalle nostre miserie. Per questo la mangiatoia diventa segno di vicinanza, espressione dell’amore di Dio, del suo stare con noi senza riserve. La mangiatoia è profezia che mai saremo abbandonati, segno della vera resurrezione. Saremo sempre con Lui!
Lui sarà sempre con noi!
Questo è il modo di fare di Dio: stare accanto a noi non in forza delle nostre perfezioni, ma per le nostre miserie: Lui è il medico che sta con i malati, è la misericordia che sta con i peccatori, l’amico che sta con gli abbandonati e ama i nemici.
Dove c’è una mangiatoia, lì c’è Dio. Dio vive proprio lì dove si pensa che non ci sia, in mezzo alle vicende oscure della nostra vita. La nostra vita è il luogo dove possiamo trovare Gesù oggi.
I pastori, considerati, gli ultimi perché impossibilitati a rispettare tutte le prescrizioni della
Legge a causa della loro professione, sono stati i primi a ricevere le indicazioni della novità di Dio, proprio loro che erano gli esclusi lo hanno trovato dove mai avrebbero pensato di vederlo.
Dio era venuto a loro, gli ultimi, per occupare l’ultimo posto, una mangiatoia. Questo è il modo di fare di Dio, questo è il cuore di Dio: amare fino alla fine. E il Suo amore è stare vicino sempre e comunque, occupando l’ultimo posto, accanto al più lontano.
Il messaggio evangelico della nascita è un eloquente messaggio di gioia, una lieta notizia per tutti coloro che si riconoscono come i pastori, degli ultimi.
Se da un lato la nascita di Gesù ci fa sentire amati, dall’altro è un invito a fare in modo che nessuno sia lasciato solo all’ultimo posto. Se io non sono all’ultimo posto, neppure il mio fratello deve essere lasciato all’ultimo posto. Siamo chiamati a fare come Dio: non lasciare che nessuno occupi l’ultimo posto perché è di Dio.
Pertanto diventiamo fratelli che si sanno amare perché siamo amati da Dio, senza esclusione.
Diventiamo testimoni di speranza contagiando tutti con la lieta notizia che l’ultimo posto è stato già occupato da Dio. Allora saremo segni del vero capolavoro dell’amore, un amore che fa fiorire il deserto, illumina le tenebre e fa risorgere dai morti.











