La parabola delle dieci vergini è una parabola di Gesù raccontata solamente nel Vangelo secondo Matteo 25,1-13.

Racconto

Nella parabola Gesù racconta che a queste ragazze viene affidato il compito di andare incontro allo sposo nel giorno delle nozze. Ciascuna delle vergini ha con sé una lampada, ma solamente cinque portano anche una riserva di olio per la suddetta. Siccome lo sposo tarda ad arrivare le vergini si assopiscono e le lampade vengono meno. Allora le cinque vergini stolte senza la riserva di olio chiedono alle cinque sagge dell’olio; ma queste rifiutano perché l’olio verrebbe a mancare alle une e alle altre. Mentre le stolte vanno a comprare l’olio dai rivenditori arriva lo sposo, e quindi entrano alla festa di nozze solamente le cinque vergini sagge. Le altre, irrimediabilmente in ritardo, restano escluse. Questa parabola rimanda agli usi nuziali dell’antico Vicino Oriente dove si costituivano due cortei.

Le dieci vergini. Dipinto di Peter von Cornelius. (Fonte: Wikipedia)

Nell’arte

La Parabola delle dieci vergini era una delle parabole più popolari nel Medioevo. Essa ha avuto un’influenza enorme sull’arte gotica, sulla scultura e sull’architettura delle cattedrali tedesche e francesi.

Ci sono sculture che prendono ispirazione da questa parabola:

  • in Francia
    • nella cattedrali di Amiens, di Saint-Étienne di Auxerre e di Bourges, di Laon, di Notre-Dame di Parigi, di Reims, di Saint-Étienne di Sens e di Notre-Dame di Strasburgo
  • in Germania
    • a Erfurt, Friburgo, Lubecca e nella cattedrale di Magdeburgo
  • in Svizzera
    • a Basilea

Essa costituisce anche l’argomento di riferimento della cantata sacra “Wachet auf, ruft uns die stimme” di J. S. Bach. Il testo, ad opera del poeta Philipp Nicolaj, chiede a Gerusalemme di svegliarsi e alle dieci vergini di preparare le lampade.

Parmigianino usò la parabola nella decorazione ad affresco della Madonna della Steccata a Parma.

Questa parabola è anche alla base della prima opera teatrale in lingua romanza: lo Sponsus. La pièce, composta nell’XI secolo in lingua volgare occitanico, è stata tradotta da un codice situato nell’abbazia di San Marzale di Limoges.

 

 

Fonte: Wikipedia