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Commento al Vangelo, 9 febbraio 2025 – Lc 5,1-11

In questo brano ciò che colpisce, al di là del miracolo della pesca abbondante, è il comando di Gesù di rimettere in mare la barca. Dopo la pesca infruttuosa, i pescatori erano scesi dalla barca e lavavano le reti; non pensavano certamente di ritornare in mare, almeno durante lo stesso giorno. Gesù, invece, sale sulla barca e chiede che la si scosti un poco da terra. Dopo aver predicato alla folla, ordina che si prenda il largo per un’ennesima pesca nonostante le perplessità di Simone.
La barca deve stare in mezzo al mare, non ormeggiata alla terra, ed i pescatori non devono lavare le reti, ma gettarle in mare per la pesca. Per Gesù il posto di un pescatore è stare nella barca in mezzo al mare: questa è la nostra prima preoccupazione, uno stile di vita evangelico.
La barca simboleggia la comunità dei credenti. Stare nella barca significa vivere accanto agli altri, facendo di tutto perché che l’altro stia bene con noi. Questo è il luogo dove sicuramente si trova Gesù: prima che con me, Gesù vive dove sono i miei fratelli. Se voglio stare con Gesù, devo cercare i mei fratelli. Stiamo con i fratelli e così staremo con Gesù.
Siamo, però, chiamati non a rimanere un gruppo isolato, ritirato dal mondo, ma in mezzo al mare. Il mare indica il mondo. Questo mondo è il nostro mondo dove è presente il Signore e dove ci precede. È un mondo da amare e da accogliere con gratitudine. Certamente vi è presente il male, ma vi è anche tanto e molto di più bene. È nel mondo che Dio si manifesta e agisce, è nel mondo che vivono i nostri fratelli. Stare in mezzo al mondo è vedere Dio all’opera.
E nel mare, dalla barca, si gettano le reti. Siamo nel mondo per esser luce e sale. Ecco il significato di gettare le reti nel mare: vivere per l’evangelizzazione. Ma questo significa, principalmente, diventare amici degli uomini, samaritani che testimoniano l’amore di Dio: come siamo amati e come possiamo amare. È trasformate il mare in una barca dove tutti viviamo da fratelli. Non è sottrarre il pesce al mondo del male, come potrebbe suggerire una lettura di parte del Vangelo; è soprattutto rendere il mare una barca dove tutti possiamo vivere in fraternità e conoscerne la vera fonte, Gesù.
Certamente questo stile di vita è impegnativo e spesso, a causa della fatica e della mancanza di frutti, si preferisce stare sulla terra ferma, in casa e non nel mare sulla barca. Lo stesso Pietro ne è un esempio: non vedeva frutto e quindi ha lasciato mare e barca. Gesù, al contrario, lo invita a riprendere il largo ed a tentare ancora. È un incoraggiamento a non desistere, ma a riprovare sempre e comunque, senza lasciarci ingannare dai risultati. Forse il più grande miracolo non è dato dal numero dei pesci che si pescano, ma se io so rimanere in mezzo al mare, se so stare con i pesci che sono in mezzo al mare, se so diventare sale che dona sapore. Allora il mare sarà la mia barca, le mie reti sempre piene ed io un vero pescatore di uomini.