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Commento al Vangelo, 7 gennaio 2024 – Mc 1, 7-11

Il brano del vangelo ci riporta la convinzione di Giovanni Battista e cioè che il Messia è portatore di qualcosa di nuovo. E la novità è legata al battesimo: non sarà più una semplice immersione nell’acqua, ma nello Spirito Santo. Una novità che sta ad indicare non solo la figura del Messia, ma la stessa intenzione di Dio, quella di donare qualcosa che viene dall’alto e che rivela la nostra dignità: siamo figli amati. Essere graditi a Dio non sarà più il frutto dello sforzo umano, ma un dono che viene concesso da Dio a tutti coloro che lo accolgono.
Ecco che essere immersi nello Spirito significa entrare nella logica di sentirsi amati, indipendentemente da ciò che facciamo e siamo. Infatti il dono di Dio supera ogni cosa, compreso lo stesso peccato; diversamente sarebbe condizionato ed inefficace.
È la novità evangelica che sconvolge ogni schema mentale religioso secondo il quale vale più il nostro sforzo del dono e Dio pare essere buono con i buoni e cattivo con i cattivi, uno schema dove la paura del male supera la possibilità del bene, chiudendoci così ad ogni futuro di misericordia. Anzi, sembra che la misericordia diventi appannaggio solo di chi si converte.
Sparisce la libertà ed entra la schiavitù del dover essere buoni per paura e non per amore.
La pratica dell’immersione nelle acque come rito purificatore era conosciuto in Israele. Giovanni Battista lo carica di un significato profetico in vista di un cambio radicale del cuore ad opera di Dio. Era un’anticipazione di ciò che Dio avrebbe compiuto attraverso il battesimo di Gesù: il dono della figliolanza.
Questa è la vita nuova che ci viene data grazie all’effusione dello Spirito che scende dall’alto. È un nuovo modo di vivere la comunione con Dio. Ora è Dio che viene vicino all’uomo, non più il contrario. È Dio che ci rende buoni, che ci rende a Lui graditi. Non si tratta di tralasciare le opere di giustizia, richieste da Giovanni Battista, ma di dare priorità al dono di Dio.
Essere battezzati è entrare nella logica della gratuità e della gratitudine: siamo figli perché amati.
Sentirsi figli amati diventa la cifra dell’era messianica e questo si riceve non come premio, ma come dono gratuito che ci libera dall’ansia di compiacere Dio. È, invece, Dio stesso che si compiace di noi.
A noi è richiesto di accogliere di essere amati: questa è la vera conversione che Dio si aspetta da noi.
C’è sempre la tentazione di voler resistere a questa visione di salvezza rimanendo aggrappati ai nostri schemi di merito, a pratiche esteriori e convinzioni sacrificali che non fanno altro che soffocare la nostra fede, la libertà di vivere da figli e spegnere una genuina preghiera e sana spensieratezza. Ci preoccupiamo più di ciò che possiamo fare e di ciò che dobbiamo evitare invece di aprirci alla pioggia di doni che scendono dal cielo per noi, convinti che tutti questi sforzi possano cambiare il nostro cuore. Il dono dello Spirito Santo è ben superiore ed è Lui che ci cambia dal di dentro.
Le acque del Giordano sono simbolo di questa nuova situazione nella quale siamo venuti a trovarci. Nel punto più basso sulla terra sotto il livello del mare, nei pressi del fiume Giordano dove sfocia nel Mar Morto, Dio viene per incontrarci e donarci la vita nuova donandoci una parola nuova ed efficace: Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.
Ogni mattina ascoltiamo queste parole che ci immergono in acque dove regna la gratuità dell’amore di Dio; in ogni evento della giornata vinciamo la preoccupazione di piacere a Dio ringraziandoLo per tutto, specialmente perché siamo da Lui amati. E non stanchiamoci di chiedere il dono dello Spirito che scende su di noi e ci libera dalla paura di essere sgraditi a Dio.
Ringraziamo perché siamo amati sempre e comunque. Questo fa un figlio di Dio!