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Commento al Vangelo , 31 dicembre 2023 – Lc 2, 22-40

L’evangelista Luca descrive i primi passi della famiglia di Nazaret, che obbediente alla Legge, va al Tempio per presentare a Dio il bambino Gesù, e poi ritorna a Nazaret.
Apparentemente nulla di strano, tutto è colorato di normalità. Non assistiamo a nessun prodigio, ma solo ad un dispiegamento della vita nella sua quotidianità.

A dire il vero, dopo la singolarità dell’avvenimento dell’incarnazione ci si aspetterebbe qualche evento particolare, invece tutto avviene in una normalità che rasenta la banalità. Nulla di prodigioso, se non per chi ha occhi per vedere.

Così quando vanno al Tempio non ci sono segni che indicano la presenza del Messia, ma solo voci di due persone anziane in attesa di vedere il Messia: Simeone e la profetessa Anna. Sembra che solo loro due abbiano riconosciuto il Messia, mentre tutto il resto è rimasto muto senza accorgersi di nulla.

È in questa normalità che traspare il volto amico di Dio che non fa paura, ma diventa il compagno di viaggio di ciascuno di noi. Basta solo avere occhi per vedere.

Molto sovente pensiamo che se Dio fosse al nostro fianco, allora dovremmo vedere prodigi, vivere senza problemi, vedere appianarsi tutte le difficoltà. Ma questa è una mentalità magica, da bambini capricciosi. Qui non c’è più fede, ma solo pretesa. Alla fine si pensa che Dio è con
chi è perfetto, con chi gli va bene tutto. Nulla di nuovo di una mentalità pagana che rasenta l’antica tentazione che Dio è buono per i buoni e giudice implacabile con i cattivi.
Ma il Vangelo ci presenta un Dio che sta nella normalità, nella vita di ogni giorno, che non bisogna cercarLo lontano, ma che vive nelle vicende normali della vita. È così vicino che quasi non ce ne accorgiamo, tanto vicino da non lasciarci soli, da condividere tutto con noi. Ecco che allora anche la persona più normale, compreso il peccatore, compreso ciascuno di noi, può sentire Dio accanto come amico.
Ciò di cui abbiamo estremo bisogno è avere occhi per vedere la presenza di Dio nella nostra quotidianità.

Non disprezziamo la normalità della vita, i gesti semplici e quotidiani perché in essi si riflette la presenza di Dio. È essere grati per ciò che siamo, è sapersi meravigliare della bellezza della nostra vita di ogni giorno, è saper sorridere alla banalità degli eventi quotidiani e saperli colorare con la gratitudine e la gioia.

Anche Maria e Giuseppe si meravigliarono di ciò che avevano detto i pastori, delle parole di Simeone; si sono meravigliati che nella loro quotidianità ci fosse la presenza di Dio.
Non disprezziamo il dono della vita, il dono degli affetti, il dono di una tavola che ci attende, il dono di un sorriso, il dono di una mano amica, il dono della carezza di una madre e di un padre, il calore di una famiglia perché Dio è lì presente.
Non fuggiamo dalla nostra quotidianità. Basta solo avere occhi per vedere che il nostro Dio non disdegna la nostra normalità, ma in essa si manifesta e ci benedice. Non serve essere diversi, basta essere così come si è.
Imparare a meravigliarsi di ciò che non fa più meraviglia, apprezzando ciò che siamo, dove viviamo e con chi viviamo: questo è lo spirito della famiglia di Nazaret, luogo dove ci si meraviglia e si apprezza il quotidiano.