Commento al Vangelo, 28 maggio 2023 – Gv 20, 19-23
Nella prima lettura presa dagli Atti degli Apostoli si racconta della discesa dello Spirito nel giorno di Pentecoste secondo la prospettiva dell’evangelista Luca; nel vangelo, invece, si descrive come avvenne l’effusione dello Spirito Santo secondo la visione di Giovanni.
Entrambi, Luca e Giovanni, descrivono il dono dello Spirito Santo sottolineando due aspetti che si completano a vicenda e che uniti offrono una visione d’insieme del messaggio biblico circa la venuta dello Spirito.
Negli Atti si pone l’accento sulla trasformazione degli apostoli riuniti nel cenacolo e in attesa dell’adempimento delle promesse. Questo era il comando di Gesù: di attendere la venuta dello Spirito promesso, lo Spirito che inaugura i tempi messianici. Quindi è uno Spirito dei prodigi, dei profeti: è lo Spirito di forza. Basta leggere il profeta Gioele per avere un’idea di questa attesa (cfr. Gl 3,1-5). Infatti così si manifesta lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste: come vento gagliardo e come fuoco che immediatamente dona una forza da vincere paure e resistenze negli apostoli a tal punto da spingerli fuori a testimoniare in altre lingue le grandi opere di Dio.
Al contrario nel vangelo lo Spirito Santo si presenta sotto forma di un soffio leggero che viene espirato da Gesù sopra gli apostoli perché ricevano il potere di perdonare i peccati: è uno Spirito di pace e di misericordia, uno Spirito che ricorda il vento leggero della presenza di Dio sul monte Oreb con il profeta Elia (cfr. 1Re 19,11-13). Qui non c’è nessuna forza, nessun segno carismatico, nessuna evidente trasformazione, ma solo un mandato di perdonare che si svolge in un clima di pace e di comunione.
Come combinare questi due racconti che esprimono due aspetti di una stessa realtà pentecostale?
Si potrebbe sintetizzare in una espressione: l’irruenza del perdono.
Il perdono diventa la vera cifra, il segno identificatore dell’effusione dello Spirito Santo. Non c’è nulla di più forte e sconvolgente del perdono, del sentirci figli amati sempre e nonostante tutto.
E’ proprio dello Spirito Santo farci sentire figli, di confermarci interiormente che apparteniamo a Dio Padre e che nessuna condanna è sopra di noi. Egli vince la paura ereditata dall’umana natura ferita di essere abbandonati da Dio a causa dei nostri peccati.
Ecco quindi la vera e più autentica missione: testimoniare la forza del perdono, che Dio è essenzialmente misericordia e tenerezza, comunione amicale.
Cosa chiedere, allora, oggi nel giorno di Pentecoste?
Di sentirci figli perdonati e diventare canali di misericordia per i nostri fratelli facendoli sentire attraverso di noi amati e accolti da Dio.