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Commento al Vangelo, 25 febbraio 2024 – Mc 9,2-10

«Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!»: è l’affermazione portante dell’evento della Trasfigurazione. È l’invito ad ascoltare Gesù proprio perché Figlio amato dal Padre, un Gesù le cui vesti bianchissime ricordano l’innocenza di Adamo il quale era trasparente davanti a Dio. È l’affermazione di una comunione piena con il Padre, una comunione a cui assistono Pietro, Giacomo e Giovanni, che lo vedono in questa cornice per la prima volta.
Gli apostoli sono invitati dalla voce celeste ad ascoltare Gesù mediante un’accoglienza che va oltre la comprensione. Un messaggio non è vero solo per il contenuto; soprattutto è vero in forza di colui che parla, anche quando non si capisce. Ciò che conta, infatti, non è cosa si capisce, ma la fiducia in chi parla, anche quando tutto sembra assurdo.
Un esempio ci è dato da Abramo a cui è chiesto di sacrificare il suo unico figlio che ama, Isacco; un comando che sembra andare contro ogni promessa circa la futura discendenza. Quindi perché obbedire? Non per ciò che comanda Dio, ma perché lo comanda Dio. Si entra così in una relazione di fiducia, una fiducia che fa sperare contro ogni speranza, anche quando tutto sembra perso e assurdo. Abramo obbedisce e mette in pratica l’ordine ricevuto. Ma proprio quando sta per sacrificare Isacco, ecco che Dio lo ferma; Abramo alza gli occhi e vede un ariete che Dio aveva preparato da sacrificare al posto di Isacco.
Qui sta la chiave per imparare ad ascoltare con fiducia: alzare gli occhi e vedere in modo diverso, vedere ciò che Dio ha preparato per noi.
Ci sono momenti nella vita che non si capisce cosa succeda, non si capiscono le prove, non si capisce se Dio ci stia guidando oppure no. Sorgono dubbi se vale la pena avere fiducia in Dio.
Cosa fare in questi momenti difficili e oscuri? Alzare gli occhi per vedere meglio, per vedere il senso di tutte le prove, per vedere la soluzione che Dio ha preparato; è un salire su un monte alto per ascoltare la vera voce che può ridare speranza nelle promesse di Dio.
Alzare gli occhi è cominciare ad ascoltare la Parola, a dialogare con Colui che sa promettere e donare la resurrezione. Questo ascoltare e dialogare si chiama preghiera.
È la preghiera che ci distanzia dai problemi e ce li fa guardare secondo la visione di Dio. Finché guarderemo i problemi dalla nostra altezza, ci faranno paura; ma se li guardiamo dall’altezza delle promesse di Dio, allora vedremo le soluzioni che Dio ha preparato per noi. La preghiera ci eleva all’altezza di Dio, ci dona fiducia nella Sua parola e ci fa sentire la vicinanza del Suo amore.
Non permettiamo alla vita di accusarci, ma solleviamo i nostri occhi per vedere che Dio non è in collera con noi.
È la stessa esperienza della Trasfigurazione: gli apostoli videro Gesù trasfigurato che parlava con Mosè e Elia e subito dopo lo rividero senza questa luce. Era sempre lo stesso Gesù, ma visto con occhi diversi. Questo servirà loro per affinare i loro sguardi ed intravedere in Gesù in croce Colui che dopo tre giorni sarebbe risorto.
Pregare è esercizio di fiducia, una fiducia che ci rende capaci di vedere e attendere la resurrezione, il compimento delle promesse.