Commento al Vangelo, 25 dicembre 2022 – Gv 1,1-18
Per capire questa espressione, il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, vorrei ricorrere al brano del vangelo di Matteo dove Gesù viene definito l’Emmanuele (cfr. Mt 1,23) e all’annuncio dell’angelo ai pastori come descritto nel vangelo di Luca che annuncia che oggi nella città di Davide è nato per noi un Salvatore, Cristo Signore (cfr. Lc 2,11).
Sono queste due espressioni che ci illuminano riguardo alla nascita di Gesù è Dio che viene accanto a noi oggi, non domani, nel nostro quotidiano, come quello dei pastori che non aspettavano tale visita. È stata una visita inaspettata e gratuita che ha superato la loro immaginazione, a loro che erano visti con sospetto da gli altri perché irrispettosi verso la legge.
Il farsi carne del verbo manifesta il volto misericordioso di Dio e la sua volontà distare con noi. Dio desidera sopra ogni cosa farci sentire la sua vicinanza. È una venuta che sa d’amore, un amore che non disdegna di stare con noi peccatori perché la sua bontà è più grande e più forte di ogni male, del nostro male. Ecco che qui si uniscono due visioni dell’incarnazione, quella della salvezza con quella dell’amore. Dio viene a stare con noi e il suo stare con noi è salvezza, è misericordia che ha come obiettivo non solo quello di purificarci dal peccato, ma soprattutto di consolare e assicurare che siamo suoi nonostante tutto e che il suo amore supera ogni cosa contraria.
Il Natale anticipa il messaggio evangelico di Gesù: l’amore è per tutti, specialmente per coloro che sono esclusi, un amore grande, gratuito e inaspettato. E i pastori ne diventano segno: Dio non si è dimenticato dei suoi e come al tempo di Davide, giovane pastore, viene a visitare nuovamente il suo popolo offrendo in dono un nuovo modo di presenza segnata dalla misericordia, quella di stare con i peccatori.
Ecco quindi l’invito del vangelo odierno ad accogliere questa presenza per poter vivere da figli di Dio. Questo accogliere è ciò che Giovanni chiama credere: credere che Dio è l’Emmanuele, che è con noi, che siamo amati e per nulla dimenticati perché attraverso Gesù viene accanto a noi la fedeltà di Dio e grazie a Lui riceviamo grazia su grazia, una benevolenza che custodisce, rassicura e che offre comunione, cioè salva.
Si tratta di una definitiva presa di posizione divina: non siamo più noi a cercare Dio, ma è Lui che viene per stare con noi. Il Natale è Dio che cerca e, finalmente, trova la pecora perduta e se la porta con sé. Il Natale è la manifestazione del vero volto di Dio: un Dio che mai ha smesso di amarci fino ad assumere la nostra carne per stare con noi.
Viviamo il Natale con la fiducia che siamo amati nonostante tutto, una fiducia che ci apre gli occhi e ci fa vedere che siamo figli, una fiducia che si esprime in una gioia piena di gratitudine per la nostra vita e piena di aspettativa perché i doni di Dio sono senza fine.