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Commento al Vangelo, 25 dicembre 2020 – Gv 1,1-18

Proponiamo di seguito il commento al Vangelo di oggi, 25 dicembre 2020.

«il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi».
Quest’espressione non è solo un’indicazione storica ma è fondamentalmente teologica, cioè ha un valore che sta ad indicare l’intenzione di Dio.
L’intenzione di Dio non solo di stare con noi ma di vivere come noi.
Nelle antiche religioni elleniche ed anche in alcune odierne si narra che agli dei piace camuffarsi da essere umani e venire sulla terra in mezzo alle nostre vicende. Per loro era un gioco; in realtà non vivevano da uomini, era solo un’apparenza. Non si immischiano nelle nostre vicende mentre gli uomini sono destinati ad essere marionette in balia dei loro intrighi e del destino. La fede cristiana invece annuncia una verità diversa e a dir poco scandalosa: Dio non solo sta con noi, ma vive come noi. Egli non gioca a fare l’uomo, ma ama fino a condividere tutto con noi, escluso il peccato, fino a dare la vita e a donare a noi la resurrezione.
E qui è lo scandalo perché pur essendo Dio si sottomette alla dinamica umana quasi fosse impotente davanti alle vicende terrene. Se è veramente Dio, si dovrebbe vedere nella potenza, dovrebbe governare su questo mondo e cambiare ciò che è ingiusto. Invece vive come noi. Si fa schiavo del tempo che passa, delle circostanze, di ogni cosa che noi uomini riusciamo a costruire. Ma è qui che si trova la vera novità, quella di una vita nuova che parte dal cuore, una novità che si chiama amore, vicinanza, misericordia. Questa è la speranza cristiana. Nonostante la nostra storia sia quel che sia, è sempre benedetta perché Gesù è con noi. L’intenzione di Dio è salvarci con la nostra storia, così come siamo. Egli non setaccia la nostra vita per tenere solo ciò che è buono, ma tutto redime e trasforma. Lui non solo fa cose nuove, ma soprattutto sa fare nuove le cose, la nostra vita ferita e bisognosa di salvezza. Per mostrarci che ci vuol bene, non solo muore in croce per noi, ma vive come noi. In questo modo inietta nella nostra esistenza speranza, una speranza che si nutre di vicinanza. In fin dei conti, che la nostra vita sia brutta o bella, che ci siano o meno piccoli o gravi errori, è e rimane un dono e vale la pena viverla; non bisogna avere paura perché lui è con noi. Anche se sbagliamo lui vive con noi.
È questo il significato di Gesù proclamato come Salvatore. Non è che ci strappa da questo mondo e ci porta in un altro mondo migliore. Rimaniamo in questo mondo ma con un cuore nuovo, con una speranza nuova. È in questa terra che avviene la resurrezione; essa non elimina la nostra umanità, solo la trasforma. Ecco allora il senso di non avere paura; questo mondo non ci fa più paura, gli sbagli non ci fanno più paura perché Gesù è al nostro fianco e il male è così vinto. Tutto viene redento. Questa è la novità del mistero dell’incarnazione. A volte abbiamo un desiderio così ossessivo di essere liberati dai mali che ci affliggono che cadiamo in una illusione religiosa che Dio venga e ci rapisca. Invece il Signore viene a guarirci da queste illusioni perché lo possiamo vedere qui accanto a noi. Questo vince la disperazione e la paura della condanna e testimonia la fedeltà dell’amore del Signore. Ecco che abbiamo una vita sola: questa vita va bene ugualmente, è benedetta, non perché siamo santi ma perché Gesù è con noi.
Ogni tanto bisogna fermarsi e vedere che non siamo soli. Solo ci serve fiducia in Lui. Il vangelo afferma «A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome…». È la fiducia che si trasforma in gratitudine e la gratitudine aumenta la fiducia. Questa è la chiave che ci fa vivere bene il dono della vita: in gratitudine e fiducia.
Tutta la nostra vita è una sfida a vivere questa fiducia, anche quando non sembra che sia con noi. E chi vive in questa fiducia e gratitudine diventa una persona libera. Di fronte ai dati della nostra vita, impariamo a ringraziare sempre perché non siamo soli e abbandonati, impariamo ad aprire il nostro cuore a Lui perché vive con noi. Questo trasforma la nostra vita in storia della salvezza, in una storia benedetta, in una vita che vale la pena viverla perché Lui è con noi.
Il dono dell’incarnazione: salvare tutto, stare con noi per sempre.