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Commento al Vangelo, 17 settembre 2023 – Mt 18,21-35

Pietro chiede consiglio a Gesù quante volte dovrebbe perdonare una persona che commette una colpa contro di lui. Egli pensa ad un numero, sette. Sette volte sta ad indicare una quantità: si perdona quanto basta, non di più. Pietro parla seguendo la categoria della quantità. Gesù, invece, ha in mente la categoria della qualità del perdono, e per questo gli risponde: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per Gesù si perdona sempre; questo indica una nota qualitativa: ciò che conta non è quante volte si perdona, ma come si perdona.
È sempre il vangelo di Matteo che ci ricorda come si debba perdonare: si amano non solo gli amici, ma anche i nemici (cfr. Mt 5,44). È un perdonare che implica trasformare il nemico in amico, un perdonare che significa ridare dignità al fratello mettendolo in condizione di ricominciare, di riacquistare fiducia di fronte a chi ha sbagliato. È avere il coraggio di dimenticare, cioè di imparare a sentire sentimenti di amore e compassione senza ricordare lo sbaglio fatto. È perdonare con tutto il cuore (cfr. Mt 18,21-22), di modo che il ricordo dell’offesa subita non condiziona più nei confronti dell’offensore.
Potremmo dire che il perdono consiste in una piena riabilitazione del fratello per metterlo nelle condizioni di godere ancora fiducia e poter così ricominciare a vivere senza giudizio di condanna.
E tutti siamo bisognosi di perdono perché non c’è nessuno che non commetta colpe verso qualcuno. Perdonare non con la quantità, ma con la qualità significa di per sé metterci nella condizione di essere riabilitati noi stessi.
Siamo chiamati a perdonare, ma anche ad essere perdonati. Ne consegue che il perdono proposto da Gesù ci permette una resurrezione attuale per tutti, vivifica l’amicizia, custodisce l’unità e rafforza la speranza che nessuno sarà abbandonato sotto il peso della sua colpa. Il perdono è la concretizzazione e anticipazione della resurrezione.
Nella misura che vivremo la misericordia reciproca vivremo nella comunione, sapremo prendere sulle proprie spalle il fratello che ha peccato, sapendo che domani ognuno potrebbe trovarsi nella stessa situazione e vivremo nella gioia e senza paura della condanna.
Il perdono è uno stile di vita ed è parte integrante della nostra vita proprio perché peccatori. Alleniamoci alla tenerezza con gesti di benevolenza di modo che diventi per noi un’abitudine agire secondo le esigenze della carità e della comunione. Così infatti ci tratta Dio: redime sempre.