Commento al Vangelo, 04 febbraio 2024 – Mc 1,29-39
Il testo biblico afferma che Gesù, dopo essere stato in sinagoga, si reca nella casa di Pietro ed Andrea in compagnia di Giacomo e Giovanni dove guarisce la suocera di Pietro.
Immediatamente ella cominciò a servirli. Il testo continua che, venuta la sera, gli portano tutti i malati e gli indemoniati a tal punto che tutta la città era riunita davanti alla porta. Gesù allora guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni.
Dando uno sguardo alla giornata di Gesù, mi sembra che il collante tra i vari momenti sia proprio questo suo stare in casa con gli amici. E in questo clima avviene una guarigione che riassume tutte le altre, quella fatta in sinagoga e tutte quelle successive alla porta di casa.
Qui si trova un’indicazione essenziale e caratteristica del messaggio evangelico: non esiste vera vita di fede senza un’autentica vita di amicizia.
Infatti è lo stesso Gesù che ci chiama amici e afferma che non esiste un amore più grande se non quello di dare la vita per un amico (cfr. Gv 15,12-15). La fede si concretizza in primo luogo in un amore che ci rende amici. È questo tipo di vita che dona qualità al nostro credere e al nostro operare, perfino alla nostra preghiera. Non c’è nient’altro come l’amico che ci apre alla fiducia, alla comunione e ci rende sensibili ed aperti. L’amicizia ci fa andare oltre noi stessi e ci spinge a cercare l’unione. Il fratello diventa così strumento di grazia e l’amicizia ci avvicina a Dio. Dio stesso è amore e l’amore per essere tale deve tradursi in amicizia, nell’essere amico di qualcuno.
Per questo la fede esige condivisione. E non c’è vera condivisione se non si sa aprire il cuore agli amici.
Gesù è amico di Pietro e di Andrea e porta con sé altri due amici, Giacomo e Giovanni; diventano una comunità di amici che vivono nella stessa casa, una casa dove l’amore ha il potere di guarire. Appena entrati in casa gli parlano della suocera di Pietro che era a letto con la febbre.
L’amore ti fa parlare dell’altro, ti fa interessare dell’altro. E Gesù si avvicina alla donna ammalata, la prende per mano e la alza. È il gesto tipico della resurrezione: avvicinarsi, tendere la mano e mettere in piedi. La febbre subito lascia la suocera che comincia a servire i presenti nella casa. Colei che era inutile e non serviva, diventa capace di servire gli amici. Gli amici hanno fatto avvicinare Gesù alla suocera e lei recupera la capacità di servire gli amici di Gesù.
Lei stessa diventa amica degli amici.
Cosa ha guarito la suocera, la fede o l’amicizia? Difficile dirlo. Una cosa è certa: la guarigione è avvenuta in un contesto di amicizia e dove c’è amicizia, lì è presente Gesù.
Siamo stati inviati a guarire le infermità e a liberare gli oppressi con il dono dell’amore che si concretizza nell’essere in comunione, in uno stare assieme, in un farsi amico.
Se la sinagoga rappresenta l’Antico Testamento, la casa degli amici simbolizza il Nuovo Testamento. La più profonda identità della fede evangelica è data dall’essere amici. Questa era la priorità di Gesù ed è la nostra priorità.
Fare amici non è perdere tempo, ma è evangelizzare.
Sta a noi prendere l’iniziativa per avvicinarsi, tendere la mano ed alzare colui che è chiamato a diventare nostro amico.
Concretamente dedichiamo tempo a fare amici. E si fanno amici stando insieme, andando nella casa degli amici con altri amici. Allora la nostra fede sarà forte, vera e liberatrice.